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ROMA AL CINEMA. Cleopatra

di Antonietta Patti
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Il film Cleopatra, di Joseph Leo Mankiewicz e uscito al cinema nel 1963, è uno dei film più conosciuti al mondo. Prodotto dalla 20th Century Fox, affrontando varie vicissitudini, racconta la storia dell’ultima regina d’Egitto: una delle donne più famose della Storia, decisa, intelligente e abile. Non un documentario in costume, ma un’opera che si colloca in equilibrio tra storia e immaginario.

La storia si apre a Filippi, dove Giulio Cesare ha sconfitto Pompeo Magno. Quest’ultimo è fuggito ad Alessandria d’Egitto, per cercare aiuto dai sovrani Tolomeo XIII e sua sorella Cleopatra VII. Purtroppo anche l’Egitto è lacerato da lotte interne, proprio tra i due fratelli, che dovrebbero regnare insieme.

Cleopatra, esiliata dal fratello, vede nell’arrivo di Giulio Cesare un’opportunità e una minaccia. Perché Roma è una potenza dominante, ma a livello politico è un campo minato. La regina comprende che la sopravvivenza del suo regno dipende dalla sua intelligenza, più che dagli eserciti.

Celebre è il primo incontro tra Cesare e Cleopatra, nel film è la scena del tappeto, avvolta nel quale Cleopatra si fa introdurre di nascosto nelle stanze di Cesare. Lui ha intuito chi c’è nel tappeto, arrotolata come un segreto pronto a svelarsi, e in questo primo incontro i due si scontrano.

Col passare del tempo, tra Cesare e Cleopatra nasce un’alleanza amorosa e strategica. Cesare aiuta Cleopatra a riconquistare il trono; lei gli offre l’Egitto come partner politico, nella visione di un impero universale. Dalla loro unione nasce un figlio: Cesarione. Sebbene Cesare riconosca questo figlio (il suo unico maschio), Roma non è pronta ad accettare una regina straniera.

Ancor meno Roma è pronta ad accettare un sovrano romano. Tanto che viene proposto a Cesare il titolo di re dell’impero romano, ma non di Roma. Cesare accetta questo primo passo verso quello che crede sarà la creazione del proprio regno. Ma alcuni senatori lo uccidono. Il sogno di lui e Cleopatra si infrange nelle famose 23 coltellate.

Rimasta sola, Cleopatra deve reinventare ancora una volta il proprio destino. È qui che entra in scena Marco Antonio: generale carismatico e impulsivo, ex braccio destro di Cesare. Dopo la morte di Cesare, Antonio si allea con Ottaviano (interpretato da Roddy McDowal), erede di Cesare per testamento, e insieme a Lepido fondano un triumvirato. I triumviri si spartiscono le province romane, sulle quali governare, e Antonio si reca in Oriente.

L’incontro tra Marco Antonio e Cleopatra è un incendio annunciato: sono entrambi passionali, ambiziosi e orgogliosi. I due diventano amanti e alleati. Cleopatra è di fatto la fautrice di un progetto politico alternativo a quello di Ottaviano, che nel frattempo prende potere a Roma.

Antonio è sempre più soggiogato da Cleopatra. Tanto che durante la battaglia di Azio (31 a.C.), quando Antonio vede la nave di Cleopatra fuggire, non esita ad abbandonare i suoi uomini per seguire la donna che ama, credendosi abbandonato.

Tornati in Egitto, Antonio, colpito nel proprio onore di soldato, affronta una forte depressione. Quando prova a tornare sul campo di battaglia, i suoi uomini lo abbandonano. A quel punto, credendo che Cleopatra sia morta, Antonio si toglie la vita e muore fra le braccia dell’amata. Lei, prigioniera nella sua Alessandria, ma mai domata, sceglie di non sfilare come trofeo nel corteo di Ottaviano.

In una delle sequenze più iconiche del cinema storico, Cleopatra si lascia mordere da un serpente, trasformando la sconfitta in gesto estremo di sovranità. Il film si chiude con la morte di una donna che ha amato, governato e combattuto come pochi uomini del suo tempo.

Il film racconta una storia che intreccia le vicende private della sovrana d’Egitto con il crepuscolo della Repubblica Romana. La sconfitta di Cleopatra è un passaggio epocale che segna il tramonto del regno d’Egitto (che diverrà provincia romana) e l’alba dell’Impero Romano.

Dal punto di vista narrativo, il film segue con una certa fedeltà il racconto tramandato dalle fonti classiche, soprattutto Plutarco, Svetonio e Cassio Dione. La rivalità tra Cleopatra e Tolomeo XIII, l’incontro con Cesare, la guerra alessandrina, la nascita di Cesarione, l’assassinio del dittatore, l’alleanza con Marco Antonio, la battaglia di Azio e il suicidio finale sono passaggi storicamente attestati.

Tuttavia, il film accentua la dimensione romantica delle relazioni, soprattutto quella con Marco Antonio. La gelosia che travolge Cleopatra quando viene a sapere del matrimonio di Antonio con Ottavia, sorella di Ottaviano, è un esagerazione. Del resto, Marco Antonio ebbe frequenti relazioni extraconiugali con diverse donne durante tutta la sua relazione con Cleopatra.

Anche se, ad esempio, la scena del tappeto non rimarca quanto viene tramandato nel racconto storiografico. Nelle fonti, l’azione di Cleopatra appare più come un tentativo di seduzione, che di calcolo politico.

Cleopatra non è esente da veri e propri errori storici, tipici dei film americani. Ad esempio, la considerazione di Pompeo e di Cesare come divinità. All’epoca, in Egitto, e nell’Oriente in generale, era uso considerare i sovrani come esseri divini e/o figli di divinità. Specialmente in Egitto: il faraone, anche se di stirpe tolemaica, veniva considerato figlio del dio Ra. Ma i romani, se guardavano con rispetto ai propri generali, ne avrebbero veneravano tuttalpiù il genio.

Di sovrani, a Roma, non se ne poteva parlare neppure. Fu per il solo sospetto che Cesare mirasse a voler sedere su un trono che venne effettivamente assassinato. In Cleopatra, il titolo di “re dell’impero romano” è un’invenzione cinematografica.

Un altro errore storico è la presenza di Marco Vipsanio Agrippa quale generale di Giulio Cesare, e che poi vediamo al fianco di Ottaviano. Agrippa nacque nel 63 a.C.: nella battaglia di Farsalo del 48 a.C. non avrebbe potuto esserci, poiché aveva solo 14 anni. Il famoso generale romano, fu amico e genero di Ottaviano, che era suo coetaneo.

Allo stesso modo, è un errore storico il fatto che, durante l’assedio di Alessandria avvenuto nel 30 a.C., Cleopatra chiami Ottaviano “Caio Giulio Cesare Augusto”. Il titolo di Augusto deriva del verbo latino augeo (“accrescere”) e fa riferimento all’aumentare della ricchezza e del benessere dello Stato”, oltre a voler significare “venerabile”. Era un titolo di prestigio concesso a Ottaviano nel 27 a.C., ovvero 3 anni dopo gli eventi narrati nel film.

La scena della fuga di Cleopatra da Roma è abbastanza fedele. Sappiamo che Cleopatra alloggiava in una villa di proprietà di Cesare nell’area di Trastevere, dove risiedevano i sovrani stranieri, che non potevano attraversare il pomerium ed entrare in città, senza un invito ufficiale. Gli Horti Caesaris, lungo la Via Portuense, davano sul Tevere e comprendevano un molo privato. Forse da qui, facendo tappa ad Ostia è fuggita la regina d’Egitto, dopo la cremazione di Cesare. La fuga avvenne dopo un contatto con Marco Antonio, anche se forse soltanto epistolare, e non un incontro privato come quello mostrato nel film.

L’incontro tra Cleopatra e Marco Antonio raccontato nel film segue la narrazione delle fonti antiche. Marco Antonio si trova a Tarso impegnato a raccogliere consensi e alleanze per una campagna militare contro i Parti. Lì lo raggiunge Cleopatra, che lo invita a un banchetto sulla sua nave. Nel film viene inscenato uno “spettacolo” nel quale una finta Cleopatra amoreggia con un finto Dioniso: è un riferimento a un abile mossa della regina d’Egitto.

Plutarco ci riporta che, in Oriente, Marco Antonio era chiamato “nuovo Dioniso”. Cleopatra si presenta al banchetto come “Afrodite”, quasi nuda e circondata da “amorini”. Dioniso e Afrodite, nel pantheon egizio corrispondono a Osiride e Iside, due divinità che Marco Antonio e Cleopatra impersoneranno alla perfezione alla corte di Alessandria.

Allo stesso modo, anche il primissimo incontro che Cleopatra racconta nel film è reale: lo si evince da alcune fonti antiche. I due si erano incontrati nel 57 a.C., quando Cleopatra era una principessa e Marco Antonio il prefetto della cavalleria del governatore della Siria. I romani erano intervenuti anche quella volta per sedare i dissidi nella lotta per il trono, stavolta tra Tolomeo XII e la figlia Berenice (sorella di Cleopatra).

Nella pellicola, Cleopatra muore a causa del morso di un serpente nascosto in una cesta di fichi, insieme a due ancelle. Questa è effettivamente una delle versioni riportata dalle fonti antiche, come l’ipotesi di un veleno artificiale nascosto in uno spillone. È possibile che la storia del serpente (aspide o cobra) fosse un mito legato all’ureo a forma di cobra che decorava le corone dei sovrani egiziani, che fu associato alla morte dell’ultima regina d’Egitto.

Molto interessante è la scena in cui Ottaviano esce dal Senato e scaglia una lancia contro “l’Egitto” dichiarandogli guerra in nome del popolo romano. Questo dettaglio fa riferimento a una pratica rituale secondo la quale il pater patratus (sacerdote dei feziali) scagliava una lancia sulla columna bellica. I feziali si occupavano del diritto sulle alleanze e le dichiarazioni di guerra, e la colonna (posta esattamente di fronte al tempio della dea Bellona) rappresentava il territorio nemico al quale Roma dichiarava guerra.

Sul piano scenografico, il film si distingue per una ricostruzione imponente e, in alcuni casi, sorprendentemente accurata. Le architetture romane, le armature, le navi da guerra e gli ambienti alessandrini mostrano uno studio attento dell’iconografia antica. Gli scenografi si ispirarono a fonti archeologiche per rendere credibile l’impianto visivo.

La statua di Cleopatra che Bruto (interpretato da Kenneth Haigh) e alcuni congiurati cesaricidi osservano è davvero esistita. Era posta nel tempio di Venere Genitrice all’interno del Foro di Cesare.

Nonostante tutto però, la ricostruzione di Roma non è molto attendibile. Appare come una città marmorea, già pienamente imperiale; ma nel I secolo a.C. molte strutture erano ancora in fase di trasformazione. In particolare, la ricostruzione del Foro di Roma è altamente discutibile. Soprattutto per la presenza di un arco a tre fornici molto simile a quello di Costantino, che però sarebbe stato costruito quasi 4 secoli dopo gli eventi del film.

Anche Alessandria d’Egitto presenta una monumentalità che mescola suggestioni ellenistiche a invenzioni sceniche. Tuttavia, proprio i suoi elementi ellenistici la fanno apparire come una città greca più che egizia, rispettando la realtà storica. Alessandria d’Egitto fu fondata per volere del macedone Alessandro Magno, e Cleopatra stessa apparteneva alla dinastia tolemaica, di origine macedone, quindi la sua corte era ellenistica. Ad Alessandria si parlava greco, in un ambiente culturale raffinato e cosmopolita simile a quello ateniese.

Purtroppo, questa fedeltà alla ricostruzione storico-archeologica si perde nella scena del corteo d’ingresso trionfale di Cleopatra a Roma. La scena mostra elementi della cultura egizia e africana, indugiando moltissimo in un orientalismo spettacolare che riflette lo sguardo occidentale degli anni Sessanta, più che la realtà storica.

I costumi, curati nei dettagli e ricchissimi, oscillano tra rigore storico e libertà estetica. In particolare gli abiti di Cleopatra: alcuni richiamano modelli egittizzanti e tolemaici, altri rispondono alle esigenze di spettacolarità cinematografica. La ricostruzione filologica dei costumi si nota nelle corazze dei generali romani, ma non nell’abbigliamento dei civili. In alcune scene, si nota che sotto la toga praetexta dei senatori la tunica arrivi a coprire a malapena le cosce, quando in realtà arrivava fino ai polpacci.

Cleopatra è certamente da annoverare nella storia del cinema, per varie ragioni. Non fosse altro per essere, ancora oggi, il film più costoso mai realizzato, e per conseguenza aver decretato la fine del genere peplum.

Cleopatra è un kolossal che ha avuto una storia complicata. La 20th Century Fox è quasi andata in fallimento per realizzare questo film. I costi infatti, lievitarono a causa dello spostamento delle riprese, prima da Londra a Roma, per poi finire a Ischia.

Senza contare le sostituzioni degli attori principali: inizialmente, Cleopatra, Cesare e Marco Antonio avrebbero dovuto essere impersonati rispettivamente da Dorothy Dandridge, Peter Finch e Stephen Boyd. Durante la lavorazione del film, vennero ingaggiati Elizabeth Taylor, Rex Harrison e Richard Burton.

Nel progetto originale, Cleopatra sarebbe dovuto durare 6 ore, tanto che il regista Joseph Leo Mankiewicz propose di dividerlo in due parti (“Cesare e Cleopatra” e “Antonio e Cleopatra”). La produzione rifiutò, e la pellicola arrivata al cinema durava circa 3 ore. Nel 2002 è stato prodotto un DVD contenente una versione restaurata e allungata del film. Con le scene inedite, questa nuova versione di Cleopatra dura circa 4 ore.

Alla fine, Cleopatra ha incassato 4 premi Oscar, tutti al comparto tecnico: fotografia, scenografia, costumi ed effetti speciali. In particolare, va segnalato che alcuni effetti speciali, come il serpente e qualche ornamento metallico dei costumi, sono stati realizzati dal famoso Carlo Rambaldi.

– Strano modo di unire passione e strategia. Dove finisce l’una e comincia l’altra?
– Né l’una né l’altra comincia e finisce con me.

Il film racconta della grande ambizione di Cleopatra: il sogno di unificare tutti i popoli in un unico popolo, creando un impero che avrebbe dovuto avere per capitale Alessandria d’Egitto. E lei riusciva a proiettare questo suo sogno ad uomini ambiziosi, come Giulio Cesare, e innamorati di lei, come Marco Antonio.

Cleopatra restituisce il clima di transizione tra Repubblica e Impero, ma attraverso la lente del melodramma e della monumentalità hollywoodiana. È un buon esempio di come la Storia possa essere filtrata dal cinema, dove il dato archeologico convive con la necessità dello spettacolo.

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