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ROMA AL CINEMA. Power of Rome

di Antonietta Patti
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Roma sembra nata per essere raccontata dal cinema. In questa continua narrazione cinematografica che cerca di restituire il fascino della Città Eterna si inserisce Power of Rome. Il docu-film è diretto da Giovanni Troilo, scritto da Donato Dallavalle e Luca Lancise,e prodotto dalla Lucisano Media Group. Un film che prova a raccontare il “potere di Roma” non soltanto attraverso la storia, ma tramite la sua capacità di generare e alimentare l’immaginario collettivo.

La storia di Roma possiede la forza di un racconto epico. Le sue pietre custodiscono storie di imperatori e popolani, di trionfi e rovine, di maestosità e decadenza. Ogni strada è una scena, ogni monumento un frammento di narrazione. Roma è un palcoscenico naturale, in cui si intrecciano potere, mito e memoria da millenni.

Power of Rome si inserisce in una gloriosa tradizione cinematografica: raccontare Roma non come semplice sfondo, ma come organismo vivo, stratificato, capace di parlare ancora al presente. Power of Rome è un appassionato inno a Roma.

Il punto di partenza della storia è quasi paradossale. Un attore romano (Edoardo Leo), chiamato a interpretare Giulio Cesare in un documentario internazionale, decide di abbandonare il set durante la scena del celebre assassinio. Da quel momento comincia un viaggio imprevisto tra le strade di Roma, alla ricerca di un rapporto più autentico con la storia della città.

L’attore in crisi vaga per le strade di Roma in cerca di risposte e di un sogno. Per capire che Roma ha ancora qualcosa da scoprire. Che la sua storia ha ancora pagine nascoste, pronte a essere lette. D’altronde, quando le nostre azioni smettono di riecheggiare e vengono dimenticate nel mare del tempo?

Così il film si sviluppa come un percorso che attraversa secoli e monumenti. Dalla leggenda di Romolo fino all’età imperiale. Emergono figure che hanno segnato il destino della città: Augusto, Nerone, Adriano, Marco Aurelio, fino a Costantino. Non si tratta di una ricostruzione storica: le loro voci e le loro vicende emergono attraverso rievocazioni, incontri e momenti quasi onirici, che intrecciano passato e presente.

Il cinema appare come lo strumento ideale per restituire questa dimensione, con il suo linguaggio fatto di immagini e suggestioni. Le architetture monumentali, le piazze e i vicoli non sono semplici scenografie, ma frammenti di una memoria collettiva che continua a interrogare il presente.

Power of Rome alterna suggestioni visive, momenti narrativi e riflessioni, che trasformano la Città Eterna in un grande teatro della memoria. Il racconto appare più evocativo che storico, privilegiando la dimensione simbolica rispetto alla ricostruzione documentaria.

Un esempio di come il film non si concentri su un esatta ricostruzione storica è la presenza di un Edoardo Leo, l’attore scelto per interpretare Giulio Cesare, con la barba. Un dettaglio che contrasta con quanto ci restituisce la ritrattistica romana, dalla quale sappiamo che gli uomini dell’età tardo-repubblicana erano generalmente rasati.

Roma è nota come Caput Mundi quasi per destino divino, e perciò considerata simbolo di potere. Perché è una città definita “cinica, beffarda, violenta”, che lotta per e contro il “potere”, crolla e rinasce, sempre nella bellezza. Infatti, nell’elogio funebre di Cesare si avverte una sorta di elogio alla “morte” di Roma.

Ma Roma “città eterna” cade e sempre si rialza. Ogni volta più potente di prima. È questo, forse, il vero filo conduttore del film: la capacità di Roma di rigenerarsi continuamente, pur nei suoi contrasti, trasformando le proprie rovine in nuove forme di vita e di cultura.

A Roma il passato non è mai passato.

Perché passeggiare per Roma significa anche fare esperienza di una particolare percezione del tempo. Non si tratta soltanto di attraversare una città monumentale, ma di camminare dentro una storia che continua a stratificarsi da oltre duemila anni. Le pietre che oggi osserviamo hanno assistito alle azioni di imperatori, senatori, soldati e cittadini che hanno contribuito a costruire una delle civiltà più influenti della storia.

È in questa dimensione che nasce quella sensazione, difficile da definire, di far parte di qualcosa di più grande. Camminando accanto al Colosseo, nel Pantheon, tra le rovine del Foro Romano, il presente sembra entrare in dialogo con il passato. Le piazze, le rovine, le colonne e gli archi trionfali non sono soltanto semplici testimonianze archeologiche: sono tracce tangibili di vicende che hanno segnato il destino di interi popoli.

In questo senso, Roma riesce a generare una forma particolare di appartenenza: non soltanto alla città, ma a una vicenda storica più ampia, che continua a riverberarsi nel nostro immaginario. Chi la visita può percepire, anche solo per un momento, di condividere quella stessa traiettoria di grandezza e di caduta che ha attraversato i secoli.

Roma non è solo un museo a cielo aperto, ma un luogo vivo che continua a raccontare e a raccontarsi. Questo è il “potere di Roma” evocato dal titolo: non soltanto la grandezza politica o militare. La sua forza è simbolica: quella di una città che da oltre duemila anni continua a raccontare sé stessa e il mondo.

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