Sono passati 7 anni da quel 10 Marzo 2019 che ha sconvolto la Sicilia e tutto il mondo archeologico. Quel giorno, un tragico incidente ci ha portato via uno dei più illustri studiosi dell’antichità: il professore Sebastiano Tusa.
Sebastiano Tusa è nato a Palermo il 2 Agosto 1952 ed era figlio di un altro celebre archeologo, Vincenzo Tusa. Seguendo le orme paterne anche Sebastiano Tusa è diventato un archeologo di fama internazionale. Oggi lo ricordiamo soprattutto per il suo costante operato nella difesa e nella valorizzazione dei beni culturali siciliani.
Studi, ricerca e l’impegno costante per l’archeologia
Specializzatosi in Paletnologia, ha insegnato a decine di studenti in tutto il mondo, fin dal 1992. Dall’Università di Palermo, a quelle di Cagliari, Napoli, Bologna, fino all’Università Philipps di Marburg (in Germania). I suoi testi, sulla storia della Sicilia (dalla preistoria a l’età romana) e in particolare sui ritrovamenti nei fondali siciliani, sono stati studiati da centinaia di accademici.
La produzione culturale di Sebastiano Tusa conta 25 testi di consulenza per programmi televisivi, prodotti audiovisivi e realizzazioni di CD per la valorizzazione del territorio siciliano, insieme a 26 pubblicazioni scientifiche e ben 417 articoli e monografie.
Sebastiano Tusa ha occupato molti incarichi dirigenziali dal 1991, con diversi ruoli all’Assessorato Regionale ai Beni Culturali ed Ambientali e alla P.I. Dal 1997 al 1999 è stato dirigente della sezione archeologica, con incarico sul coordinamento delle ricerche archeologiche sottomarine, del Centro Regionale Progettazione e Restauro della regione Sicilia. Il suo impegno nella tutela dei beni culturali lo ha condotto, per la prima volta dal 2000 al 2004, alla guida della Soprintendenza ai Beni Culturali della provincia di Trapani.
Contemporaneamente, e nonostante il suo lavoro nei sopracitati enti istituzionali, Sebastiano Tusa fu direttore di numerosi scavi archeologici. Ha infatti organizzato e diretto diverse missioni archeologiche in Italia e all’estero, in particolare in Pakistan, in Iraq, in Iran e a Malta.
In Italia, il suo contributo è stato fondamentale a Pantelleria, per la scoperta di tre ritratti romani di età imperiale, e per la divulgazione dei ritrovamenti di età preistorica. Inoltre, alla sua direzione si deve la scoperta dei parapetti della strada sommersa che collega l’isola di Mozia (San Pantaleo) al promontorio di Birgi, nel territorio di Marsala.
Sebastiano Tusa e la Soprintendenza del Mare
Dopo aver collaborato alla missione di recupero della nave punica ritrovata a largo dello Stagnone di Marsala, a lui si deve il recupero della nave romana ritrovata presso Marausa. I due relitti, opportunamente restaurati, sono oggi conservati ed esposti al Museo Archeologico Regionale di Lilibeo-Marsala Baglio Anselmi di Marsala.
L’interesse persistente di Sebastiano Tusa per la ricerca archeologica subacquea si è concretizzata nei vari ruoli ricoperti all’interno delle istituzioni siciliane. Dalla sua dirigenza del GIASS (Gruppo d’Indagine Archeologica Subacquea Sicilia) alla consulenza per lo SCRAS (Servizio per il Coordinamento delle Ricerche Archeologiche Sottomarine). Da queste pluriennali esperienze, nasce l’idea della Soprintendenza del Mare che Sebastiano Tusa ha fondato nel 2004, diventandone il primo sovrintendente.
Egli fu direttore dello studio di fattibilità sulla realizzazione dei parchi archeologici subacquei in Sicilia, oggi esistenti. Infatti, ha diretto moltissime ricerche nei fondali, soprattutto siciliani, anche in collaborazione con fondazioni statunitensi, come la RPM Nautical Foundation e l’Aurora Trust.
Gli ultimi anni di vita di Sebastiano Tusa
Nel frattempo, Sebastiano Tusa ha contribuito al dibattito e alla divulgazione del sapere archeologico in Sicilia attraverso numerose attività. Tra le tante, è stato redattore dal 1987 e direttore dal 2008 della rivista Sicilia Archeologica, consigliere della Società Siciliana per la Storia Patria, fondatore e presidente dell’Associazione PAM (Prima Archeologia del Mediterraneo), presidente dell’Accademia Internazionale di Scienze e Tecniche Subacquee e presidente della Fondazione Museo del Mare di Capaci.
Dal 2010 al 2012 diresse nuovamente la Soprintendenza di Trapani, per poi tornare, nel 2012, alla Soprintendenza del Mare. Nel 2018 decise di ricoprire la carica politica di Assessore Regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana nel governo di Nello Musumeci; mentre deteneva la cattedra di Paletnologia presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa a Napoli.
La scomparsa di un archeologo innamorato della Sicilia
La morte di Sebastiano Tusa è avvenuta a causa di un terribile incidente. Si trovava su un aereo per motivi di lavoro: si stava recando a una conferenza dell’UNESCO organizzata a Malindi, in Kenya. L’aereo dell’Ethiopian Airlines sul quale viaggiava si è schiantato sul suolo etiope nei pressi di Biscioftù, alle 8:44 del 10 Marzo 2019.
Aveva soltanto 66 anni: aveva fatto molto e avrebbe potuto fare ancora tanto per la nostra isola. Fu Sebastiano Tusa ad avviare un processo per permettere ai parchi archeologici siciliani di poter gestire in autonomia la propria organizzazione le proprie finanze. La sua volontà di tutelare e valorizzare il patrimonio storico, artistico e archeologico della Sicilia va difeso e portato avanti.
Sebastiano Tusa ha amato profondamente la sua terra e il suo lavoro, dando sempre dimostrazione di tenacia e coraggio. È stato spesso definito un “siciliano doc”, per l’amore che lo portava a nutrire un intenso senso del dovere nei confronti della sua Sicilia e della sua storia. Sebastiano Tusa era un uomo che studiava la storia e l’archeologia per trasmettere un messaggio di pace, osservando le differenze e le somiglianze culturali fra i popoli.
La Sicilia e il mondo dell’archeologia lo piangono ancora oggi, rendendo omaggio alla sua memoria. Le sue spoglie si trovano nella Chiesa di San Domenico a Palermo, dove riposano i personaggi più illustri della Sicilia, e dov’è giustamente stato accolto.
In alto: fotografia di Sebastiano Tusa usata come locandina della mostra “Sebastiano Tusa una vita per la cultura” al Museo dell’Arsernale di Palermo nel 2022 (foto di A. Patti)
