Michele Dixit, uno degli ultimi pittori del novecento palermitano, nacque nel 1908 e il suo vero nome era Dixitdomino che poi da lui venne abbreviato per firmare le opere. Il padre Girolamo lo iniziò all’arte pittorica, egli stesso pittore e decoratore degli appartamenti dell’ultima aristocrazia palermitana.
Michele fu allievo del pittore e mosaicista Giuseppe La Manna, della scuola di Rosario Riolo, dal quale apprese entrambe le arti. Frequentò il liceo artistico e l’Accademia di Belle Arti, qui ebbe per maestro l’eclettico Ettore De Maria Bergler. In questo fervido ed unico periodo culturale palermitano si inserisce il Nostro dopo aver conseguito la laurea nel 1931.
Qui insegnò dal 1936 fino al 1977 con l’interruzione a causa della guerra alla quale partecipò. Sin da giovane fu presente a tante esposizioni specialmente a quelle sindacali, poi alla XXII Biennale internazionale di Venezia del 1940, l’anno successivo alla III Mostra Nazionale di Milano. Alla fine venne nominato direttore dell’Accademia di Belle Arti.
L’Accademia palermitana era profondamente legata alla tradizione artistica dell’ottocento. Qui primeggiava il grandissimo pittore Luigi Di Giovanni allievo del napoletano Domenico Morelli, accompagnato da Ettore De Maria Bergler e dagli scultori Archimede Campini (che dirigeva la scuola libera del nudo), Felice Casorati, esponente del realismo magico e ispettore in visita a Palermo, Gaetano Geraci e Antonino Ugo.
Dixit fu anche allievo di Filippo Tommaso Marinetti e Pippo Rizzo, del quale era assistente alla cattedra di pittura ma non aderì al Futurismo anche se attratto dalle sue spinte innovatrici con gli altri movimenti di avanguardia.
Dixit si affermò, sempre in modo autonomo, in un periodo in cui il naturalismo della pittura ottocentesca era in una fase di esaurimento e l’avvento di nuove tendenze pittoriche iniziavano ad affacciarsi e affermarsi nel nuovo secolo. Certamente prese lezione dalla pittura del secolo precedente interpretandola in modo nuovo ma avulsa dalla modernità.
Così l’artista abbracciò le posizioni del Realismo Magico di Casorati, stile artistico denominato in questo modo dal critico Franz Roh nel 1925 [Nach-Expressionismus: Magischer Realismus: Probleme der neuesten europäischen Malerei]. Tendenza che si dibatteva tra realismo e fantasia. Infatti il pittore ebbe una visione morale e metafisica della vita quotidiana e familiare, caratterizzata da un intenso lirismo, pittura metafisica che teneva conto dei valori plastici.
Persona molto intimista, schiva e solitaria appariva sempre dall’aria sommessa ma cordialissimo. Sistematicamente considerato per la sua bravura e singolarità pittorica che lo portò a partecipare a numerose mostre personali e collettive. Tra tutte quella a Villa Whitaker nel 1985 con 49 opere varie, alla Galleria d’arte “La persiana” nel 1986 con 46 acquerelli e infine la mostra antologica del 2002 a Palazzo Ziino con 54 dipinti che vanno dal 1927 al 1985.
Sue opere si ammirano alla Galleria di Arte Moderna, al Museo “Mormino” dove una sala è dedicata al pittore. Alla Pinacoteca di Marsala e in alcune chiese.
La più famosa opera è la pala di altare di S. Giuseppe Cottolengo che raffigura il Santo, dipinto danneggiato gravemente nel passato alla base con un lungo taglio e depositato nel matroneo. Però grazie all’interessamento di Don Gioacchino D’Agostino la tela è stata collocata al giusto posto, nel novembre 2021, e la si può ammirare nel suo splendore. Nella stessa chiesa si trova il “Battesimo di Gesù”.
Il mosaico raffigurante S. Ernesto, opera di Dixit, esperto di arte musiva, è collocato nella omonima chiesa.
Nel 2000, tre anni prima della sua morte, venne preparato un catalogo, per una corretta archiviazione, catalogazione e pubblicazione di tutti i dipinti appartenenti a collezioni private e pubbliche del Maestro.
Personalmente ricordo Dixit nel suo luminoso atelier di via Agostino Inveges con il cavalletto della ditta Ducrot donatogli da Ettore De Maria Bergler.