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Ponte delle Teste Mozze: il ponte dimenticato di Palermo

di Antonietta Patti
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Quanti palermitani sanno che accanto al Ponte dell’Ammiraglio, c’è un altro ponte? Ebbene sì: all’altezza dell’attuale Corso dei Mille esistono due ponti, quasi uno accanto all’altro. E fino all’inizio del secolo scorso, erano entrambi visibili.
Si tratta del “Ponte delle Teste Mozze”, o “Ponte dei Teschi” com’era noto nell’Ottocento. Oggi è molto meno visibile, a causa della sua storia travagliata. Ma esiste ancora.

Ha un nome leggermente inquietante che deriva da una pratica fortunatamente ormai abbandonata. Cioè quella di “decorare” un monumento, collocato vicino il ponte, con le teste dei condannati a morte: un monito per chiunque entrasse in città con intenzioni moleste.

Se è molto conosciuto il Ponte dell’Ammiraglio, tanto da essere inserito tra le tappe del percorso della Palermo Arabo-Normanna e le Cattedrali di Cefalù e Monreale riconosciuto dall’UNESCO, lo stesso non si può dire del suo “fratello più piccolo”. Giacché, il ponte voluto da Giorgio d’Antiochia ammiraglio del re di Sicilia Ruggero II, conta ben 12 campate, mentre quello accanto ne ha soltanto 3.

Perché due ponti

Ponte dell’Ammiraglio a Palermo (foto di A. Patti)

La presenza di due ponti si deve alla formazione di piccoli rami fluviali, nati dagli straripamenti del fiume Oreto. Questo fiume ha carattere torrentizio, soprattutto vicino la foce. E già in età medievale costringeva i palermitani a costruire dei piccoli ponti di legno per riuscire ad attraversarlo. Di fatto, l’Oreto si ramificò all’altezza dell’attuale Via Oreto, e tra i due rami esisteva un piccolo isolotto.

Un primo “Ponte delle Teste Mozze” è stato costruito durante la metà del Cinquecento, ma non è quello ancora esistente. Era un ponte più piccolo e semplice, che fino al Settecento era noto come Ponte piccolo dell’Ammiraglio o semplicemente Altro Ponticello piccolo a due archi vicino detto Ponte della Miraglia (ovvero il Ponte dell’Ammiraglio).

Col passare del tempo, le condizioni resero necessarie alcune modifiche. Da un lato, l’inevitabile degrado delle strutture. Dall’altro, il fatto che, alla fine del Settecento l’acqua scorreva di più nel ramo laterale, proprio sotto il Ponte piccolo dell’Ammiraglio. Mentre il ramo antico, sotto il Ponte dell’Ammiraglio, diventava sempre più piccolo.

Il “Ponte delle Teste Mozze”

L’attuale “Ponte delle Teste Mozze” venne costruito verso la metà dell’Ottocento, probabilmente nelle vicinanze del ponte cinquecentesco. È un ponte a “schiena d’asino” come il Ponte dell’Ammiraglio, ma con tre campate (quella centrale molto più ampia di quelle laterali).

Questo ponte ha continuato a far parte del panorama periurbano di Palermo, come parte del sistema di attraversamento del fiume Oreto, fino al secolo scorso. Era necessario per entrare in città da Porta di Termini.
Infatti, è probabile che lo scontro tra le truppe borboniche e i garibaldini non fu sul Ponte dell’Ammiraglio. È molto più plausibile che il 27 maggio 1860 la battaglia avvenne sul più piccolo, ma più importante, “Ponte delle Teste Mozze”.

L’origine del nome

Il nuovo nome del ponte “delle teste mozze” si deve allo spostamento del luogo dove si svolgevano le esecuzioni delle condanne capitali. Dal Piano di Sant’Erasmo al Piano dei Decollati, vicino la chiesetta della “Madonna della Grazia”. L’antica chiesa, nota anche come “Madonna del Fiume” e “Madonna del Ponte”, è stata distrutta, ma vi è stata costruita sopra la Chiesa delle Anime dei Corpi Decollati.

Chiesa delle Anime dei Corpi Decollati (foto di A. Patti)

Già dal XVII secolo le condanne di decapitazione venivano eseguite presso il Piano di Sant’Erasmo. Ma il supplizio dei condannati non finiva lì: la loro sorte doveva essere un monito per chi intendeva violare la legge. Una pratica che oggi fa rabbrividire, ma che all’epoca era prassi consolidata.

Per questo motivo i corpi dei condannati venivano appesi a dei ganci presso la vicina contrada chiamata appunto “Sperone”. Le teste invece, rimanevano a Sant’Erasmo, sistemate all’interno di nicchie realizzate in un masso dalla forma piramidale: il cosiddetto cippo del Piano di Sant’Erasmo, oggi scomparso.

Tra il 1700 e il 1800 venne sistemata l’area tra l’attuale Foro Italico e il Piano di Sant’Erasmo. La nascita di Villa Giulia, luogo di ritrovo della nobiltà e dell’alta borghesia palermitana, impose un cambio di “destinazione d’uso” all’intera area. Ecco perché il luogo dell’esecuzioni delle condanne è stato spostato.

Contemporaneamente, si trovarono anche nuovi luoghi di sepoltura per i condannati: il cimitero dei giustiziati si trovava presso la Chiesa delle Anime dei Corpi Decollati. I corpi dei condannati venivano gettati in una fossa comune nella piazza davanti la chiesa. Mentre le teste continuarono ad “abbellire” un nuovo cippo, sempre dalla forma piramidale, collocato lì vicino.

Un raro caso di fortuita distruzione mancata

Ma se il “Ponte delle Teste Mozze” esiste ancora, dov’è? È sottoterra.
Si trova esattamente in corrispondenza dell’attuale ponte sull’Oreto, in Corso dei Mille. Quello che rimane della struttura è stato ritrovato durante i lavori per la realizzazione del tram nel 2014.

Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento infatti, il ponte ottocentesco venne allargato. Per migliorare la viabilità di Corso dei Mille e permettere il passaggio di una prima linea del tram. Ma nei decenni successivi, così come accade oggi, si trascurarono i lavori di manutenzione ordinaria.

E così, quando Palermo venne colpita da un’alluvione, nel febbraio del 1931, il “Ponte delle Teste Mozze” si trasformò in una diga, ostacolando il deflusso di acqua e detriti. Proprio durante quella tragedia si perse il cippo che commemorava le anime dei condannati seppelliti nel vicino cimitero.

Il “Ponte delle Teste Mozze”, dettagli delle condutture in terracotta (foto di A. Patti)

Durante i nuovi lavori per il tram, eseguiti dall’Amat nel 2014, nessuno si sarebbe aspettato di ritrovare questo ponte. Perché nelle carte del progetto del nuovo tracciato dell’alveo del fiume Oreto, realizzato negli anni ’30, si legge chiaramente che il “Ponte delle Teste Mozze” sarebbe stato demolito.

Eppure, per chissà quale motivo, il ponte è stato risparmiato, ed è stato semplicemente interrato sotto l’attuale Corso dei Mille. Dato che, solitamente, certi costruttori tendono a distruggere il patrimonio culturale se ne hanno la possibilità, questo è un caso raro e particolare. Un colpo di fortuna insperato.

La valorizzazione del “Ponte delle Teste Mozze”

Ed ecco che sorge dalla terra l’ottocentesco “Ponte delle Teste Mozze”. La parte visibile è quella nord-orientale, il lato mare. L’altro lato è sorretto da pali in cemento armato, utili anche per sostenere il nuovo ponte sull’Oreto, attraversato da automobili e dalla nuova linea tramviaria.

Questo ritrovamento ci ha permesso di conoscere meglio la condizione idrica di quest’area di Palermo. Sotto questo ponte scivolava il fiume Oreto, ma nelle condotte in terracotta incassate nel paramento esterno scorreva l’acqua proveniente dalla sorgente di Maredolce.

Grazie a Le Vie dei Tesori, in collaborazione con l’Amat, il sito del “Ponte delle Teste Mozze” è stato aperto al pubblico. Nei finesettimana tra il 17 aprile e il 3 maggio 2026, con delle visite guidate. Speriamo che anche questo sito diventi una delle tappe della nota manifestazione culturale, che apre le porte di tanti luoghi della cultura, alla comunità locale e ai turisti.

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