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Il nuovo libro di Mariafrancesca Lo Nardo: il cibo come racconto della civiltà umana

di redazione
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La sede dell’Associazione Nazionale Seniores ENEL (ANSE), presso l’Aula De Cosmi di via Marchese di Villabianca 121 a Palermo, ha ospitato la presentazione del libro di Mariafrancesca Lo Nardo, Il cibo che racconta – Viaggio dalla preistoria alle specialità della Sicilia.

L’incontro, particolarmente partecipato, ha rappresentato un momento di riflessione sul valore culturale, storico e identitario dell’alimentazione. A presentare il volume è stato il giornalista e scrittore Mario Liberto, alla presenza dell’autrice.

Ad arricchire l’anteprima della manifestazione è stata la professoressa Vanda Zizza, che ha esposto alcune delle sue suggestive opere litografiche, creando un interessante dialogo tra arte e cultura del cibo.

L’introduzione dei lavori è stata affidata all’ingegnere Gaetano Di Fazio, presidente provinciale dell’ANSE, mentre la conduzione dell’evento è stata curata da Maria Concetta La Licata, che ha coordinato i relatori.

Nel suo intervento introduttivo, Mario Liberto ha voluto ricordare il ruolo che l’ENEL ha avuto nella storia sociale italiana, sottolineando come l’azienda abbia rappresentato per decenni un importante punto di riferimento per migliaia di famiglie.

Quando l’ENEL era la luce – ha affermato Liberto – l’azienda rappresentava molto più di un posto di lavoro. Era un’istituzione quasi militarizzata, capace di trasmettere ai propri dipendenti un forte senso di identità e di appartenenza. Essere dipendente ENEL significava possedere uno status sociale ambito e riconosciuto. Quello stesso orgoglio di appartenenza oggi continua a vivere nell’Associazione Nazionale Seniores ENEL.

Entrando nel merito del volume, Liberto ha evidenziato come il libro della Lo Nardo sia molto più di una semplice pubblicazione gastronomica. Si tratta di un viaggio che attraversa la storia dell’umanità, dalle prime forme di alimentazione preistorica fino alle eccellenze della tradizione culinaria siciliana.

L’opera propone una lettura multidisciplinare del cibo, inteso come strumento di conoscenza capace di raccontare l’evoluzione delle civiltà, le trasformazioni sociali e i valori culturali delle comunità umane. Attraverso le sue pagine emerge con forza il concetto che il cibo non rappresenta soltanto nutrimento, ma una vera e propria forma di cultura.

Particolarmente interessante è l’attenzione dedicata agli aspetti simbolici e spirituali dell’alimentazione. I cibi, infatti, evocano ricordi, tradizioni e appartenenze, diventando elementi fondamentali della memoria collettiva. Il volume affronta inoltre la biologia del gusto, spiegando come l’esperienza alimentare coinvolga non soltanto il palato, ma tutti i sensi e, soprattutto, il cervello.

Ampio spazio viene riservato anche al rapporto tra cibo e territorio, con riferimenti alle principali tradizioni culinarie riconosciute patrimonio dell’UNESCO e alla storia dei piatti più rappresentativi della Sicilia. Un percorso che intreccia antropologia, storia, medicina e nutraceutica, offrendo al lettore una visione completa e affascinante dell’universo alimentare.

Molto apprezzato dal pubblico l’intervento dell’autrice, che ha approfondito i temi centrali del libro, evidenziando come il cibo costituisca un patrimonio di memoria, cultura, storia e benessere. Un racconto che invita a guardare l’alimentazione non soltanto come necessità biologica, ma come elemento identitario capace di custodire e tramandare il patrimonio materiale e immateriale delle comunità.

L’incontro si è concluso positivamente confermando l’interesse crescente verso una concezione del cibo che va oltre il semplice consumo, per diventare strumento di conoscenza, memoria e valorizzazione del territorio.

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