Dopo l’espulsione dei Tarquini e la sconfitta della monarchia divenuta tirannica, Roma fu, per cinque secoli governata a repubblica (Res Publica).
Ogni anno i deputati preposti all’elezione (Comizi Centuriati) nominavano due supremi magistrati che avevano il titolo di consoli. Questi detenevano il potere giudiziario ed erano a capo dell’esercito. I primi a ricoprire la carica furono Lucio Giunio Bruto e Lucio Tarquinio Collatino. I consoli avevano anche la prerogativa di nominare, in caso di pericolo per la città, un dittatore che rimaneva in carica per sei mesi.
Il vero detentore del potere comunque rimaneva sempre il Senato che aveva anche la potestà vincolante sui magistrati. Il governo religioso invece era gestito da un Pontifex Maximus. I littori eseguivano le condanne a morte e proteggevano fisicamente i rappresentanti dello Stato.
La fine della monarchia ereditaria, che era susseguita a quella elettiva, coincise con la crisi della potenza degli Etruschi che avevano caratterizzato questa forma di governo con i Tarquini. Anche Roma subì un indebolimento nei confronti delle popolazioni limitrofe, in contrasto con gli Etruschi, che si erano riunite nella Lega Latina.
Anche Roma entrò in contrasto con la Lega e questo stato di tensione con la federazione ebbe termine solo nel 493 a. C. con il “Foedus Cassianum”. Nel IV secolo i Galli invasero Roma e a questi si aggiunsero gli Equi, gli Etruschi e gli Ernici. Ma tutti gli aggressori vennero sconfitti definitivamente dopo 40 anni di dure lotte. La città etrusca di Veio venne sconfitta dal dittatore romano Marco Furio Camillo. Al termine dei quali la Città Eterna riaffermò la propria egemonia sul Lazio.
Gli equilibri della Repubblica erano minacciati sempre da nemici esterni ma il problema fondamentale rimaneva all’interno dello stato. Infatti le lotte fra patrizi e plebei erano continue e incessanti. Questa lotta intestina da parte plebea mirava a conquistare delle garanzie legislative che avrebbero risolto la condizione in cui versava questa classe sociale.
Nel 494 a. C. la secessione plebea portò successivamente alla costituzione dei tribuni della plebe, che potevano invalidare le sentenze emesse dalla magistratura ritenute lesive nei confronti dei plebei. Infatti seguirono le “Leggi delle XII Tavole”. Questi contrasti però continuarono lo stesso e alla fine i plebei ottennero l’accesso a diverse cariche, fra le quali quelle del Senato, della dittatura, della pretura e della censura. Poterono far parte anche dei collegi dei pontefici e degli auguri. Nel 336 a. C. , con le leggi Licinie-Sestie, anche il consolato poté essere appannaggio della plebe.
Nei secoli a seguire l’Italia meridionale venne conquistata da Roma. Le colonie greche passarono sotto il dominio della repubblica. La Campania occupata dai Sanniti dopo lunghe guerre ( 343-290 a. C.) venne conquistata dalle truppe romane. Nel 284 a. C. la città di Arezzo venne attaccata dai Galli Senoni e i romani risposero conquistando i loro territori. Seguì la lunga guerra con Taranto alleata di Pirro, re dell’Epiro, che imposero diverse sconfitte a Roma per terra e per mare. Alla fine la repubblica conquistò la città nel 272 a. C., iniziando così il suo prestigio sui mari.
Seguirono le conquiste della città di Reggio Calabria, della Lucania della terra dei Bruzzi dei Piceni degli Iapigi e dell’Umbria. Venne così costituita una federazione romano-italica. Quindi alla fine del III secolo il dominio di Roma si estendeva fino ad alcune zone della Sicilia.
Quest’isola era occupata in gran parte dai Cartaginesi, già alleati di Roma. Ma nel 264 a. C. scoppiò la prima guerra punica fra queste due potenze, terminata con la sconfitta di Cartagine nel 241 a. C.. Così la Sicilia divenne una Provincia romana. Con la seconda guerra punica i cartaginesi subirono un’altra sconfitta (218-202 a. C.). Finalmente Roma raggiunse il predominio sui mari con la terza guerra punica (149 -146 a. C.) e la distruzione di Cartagine.
Nel III secolo a. C. Roma occupò anche l’Illirico e si scontrò con la Macedonia preminente in quello scacchiere. Così questo stato divenne anche una provincia romana nel 146 a. C.. Agli inizi del I secolo a. C. la repubblica oltre all’Istria, Dalmazia aveva conquistato la Sardegna e la Corsica, gran parte della Spagna e nord Africa e le coste dell’Asia.
La storia di Roma ci viene tramandata principalmente da Tito Livio (59 a. C. – 17 d.C.) in modo apologetico, da Sallustio (86 a. C. – 35 a. C.) in modo più oggettivo, dal greco Polibio (206 a. C. – 118 a. C.), da Giulio Cesare (100 a.C. – 44 a.C.) e da Plinio il Vecchio (23 d.C. 79 d.C.).
All’interno di questo immenso stato però si assiste all’impoverimento dei contadini e dei braccianti che di conseguenza portò al ribasso del valore delle terre quindi al costituirsi di una economia basata sul latifondo avvantaggiata anche dalla forza lavoro di tantissimi schiavi, provenienti dalle numerosissime guerre provocate da Roma. Si pensi che in media uno schiavo veniva affrancato solo dopo due anni.
Tutto ciò portava ad eterni contrasti che dovevano essere risolti da una riforma agraria e dalla concessione della cittadinanza romana agli stranieri che così venivano esclusi dal bottino di guerra. La plebe trovò alleata la nuova classe dei cavalieri (equites) che si affacciava alla vita pubblica per acquisire un potere politico.
Nel 133 a. C. venne eletto tribuno Tiberio Gracco e si cercò di varare una riforma agraria. Il suo progetto di legge infatti mirava alla limitazione della proprietà terriera e quindi ad una ridistribuzione delle terre pubbliche. Ma il senato che era sempre in mano ai democratici si oppose. Così dopo dieci anni Tiberio Gracco, durante un tumulto, venne ucciso con i suoi uomini fedeli. Gli successe il fratello Gaio Gracco ma anch’egli venne trucidato nel 121 a.C..
Seguirono le guerre contro Giugurta (111-105 a. C.) i Cimbri e i Teutoni (102-101 a. C.) e in queste circostanze si fece strada Gaio Mario che venne rieletto console dopo le vittorie su questi popoli. Così iniziarono le riforme dell’esercito che da milizia cittadina venne trasformato in esercito professionale, con regolare stipendi e diritto al bottino di guerra.
Ancora una volta le forze democratiche di Mario vennero sconfitte dal Senato e lui fu inviato in esilio nel 88 a.C. . La guerra civile si protrasse e Silla venne dichiarato dittatore nel 82 a.C. e il potere aristocratico venne restaurato, con repressioni e proscrizioni. La plebe e i cavalieri subirono vessazioni.
Durante tutto questo emerse la figura di Giulio Cesare, che sfruttò le forze avverse al Senato dando luogo ad un triunvirato con Pompeo e Crasso. Nel 59 a. C. ottenne il consolato e il comando dell’esercito. Ma la guerra civile che era scoppiata si protrasse fra le fazioni. Pompeo fuggì in Grecia, Crasso era già morto.
Giulio Cesare vinse la battaglia decisiva a Farsalo nel 48 a. C. Subito dopo venne nominato dittatore a vita, così poté riformare l’amministrazione dello stato. Nuove terre vennero distribuite ai provinciali che finalmente poterono accedere alla carica di senatore. Ma la sua fine è vicina: verrà ucciso nel 44 a.C. Questo portò alla continua lotta fra repubblicani e seguaci di Cesare.
La crisi accelerò l’avvento dell’impero nel 31 a.C.