Tivoli, nel Lazio, distante pochi chilometri da Roma, conserva ben 2 siti UNESCO. In particolare, Villa d’Este è una delle perle del Rinascimento italiano. I suoi 4,5 ettari sono occupati da un palazzo maestoso e da un giardino organizzato secondo un disegno geometrico, nel quale grande importanza hanno i giochi d’acqua creati dalle tante fontane. Il suo giardino d’acqua è un esempio unico di giardino all’italiana del XVI secolo. Per questo la Villa è riconosciuta dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità dal 2001.
Villa d’Este è stata costruita per volere del cardinale Ippolito II d’Este, figlio di Alfonso I d’Este e di Lucrezia Borgia. Ippolito II diventò governatore di Tivoli nel 1550, come premio per l’aiuto fornito a Papa Giulio III nella sua elezione al soglio pontificio.
Ippolito II, per dare dimostrazione del prestigio del suo incarico, decise di costruire una villa sulla sommità di uno dei colli dei Monti Tiburtini. Esattamente su una terrazza che domina la campagna romana. Il cardinale d’Este diede l’incarico di progettare la Villa all’architetto Pirro Ligorio, che elaborò un progetto destinato a ispirare il mondo.
Sorta sui resti di un’antica villa romana, poi divenuta monastero, Villa d’Este diventò una delle abitazioni più rinomate d’Europa. Tuttavia la sua realizzazione richiese, oltre che l’intervento di numerose maestranze, anche di tempo. La costruzione di Villa d’Este proseguì tra il 1550 e il 1572, con alterne vicende a seconda dei rapporti di Ippolito II col pontefice in carica.
Nel progetto di Ippolito II, Villa d’Este era destinata a essere un luogo di quiete e di piacere, adatto a ritemprare lo spirito. Tanto che il nome scelto per questa costruzione fu Villa Gaudente. Il cardinale vi abitò per poche settimane, infatti morì nel dicembre del 1572, poco dopo l’inaugurazione della Villa.
Sulla sommità del colle, si stagliano le sinuose forme del palazzo, gemello di quello fatto costruire su Monte Giordano, a Roma dallo stesso Ippolito II. Si tratta di una struttura a tre piani, con una facciata uniforme scandita da fasce, finestre e padiglioni laterali poco aggettanti, e interrotta da una loggia centrale con scale sul giardino.
Per costruire questa struttura Ippolito II usò parte del travertino che rivestiva la Tomba di Cecilia Metella sulla Via Appia. Le decorazioni interne dell’edificio sono opere di numerosi artisti, coordinati da Livio Agresti.
Sul retro della villa, disposto su due terrazze artificiali, si snodano i viali e le fontane di un rigoglioso giardino. Per realizzarlo, il terreno del colle è stato rimodellato attraverso terrazzamenti artificiali, e le mura urbane furono integrate nella proprietà come contrafforti.
Tra scalinate, viali e canali d’acqua alimentati dal fiume Aniene, si trovano piante esotiche e sculture pregiate. Tuttavia, la particolarità di Villa d’Este è certamente la presenza delle innumerevoli fontane, cascate e vasche monumentali che abbelliscono il giardino.
Vasche, fontane, esedre, cascate artificiali sono decorati da splendide sculture e regalano sorprendenti effetti visivi. Ad esempio, il Viale delle Cento Fontane cattura l’occhio con gli zampilli che fuoriescono da dei mascheroni. I giochi d’acqua sono alimentati da tre piccoli fiumiciattoli artificiali, in riferimento ai tre affluenti del Tevere: Aniene, Albuneo ed Ercolaneo.
Mentre la Fontana di Nettuno è quella dagli zampilli più potenti e risulta altamente scenografica. È così chiamata per il sottostante ninfeo contenente una statua del dio del mare. Altrettanto spettacolare, tanto da aver ospitato numerosi set cinematografici, è la Fontana dell’Ovato. Questa presenta una decorazione composta da grotte e cascate, a richiamare il paesaggio attorno Tivoli.
La Fontana dell’Abbondanza è abbellita da una statua raffigurante la Diana di Efeso, creando ancora adesso suggestioni quasi mistiche. Tuttavia, sebbene il palazzo di Villa d’Este custodisse una superba collezione di antichità, già proprietà di Ippolito II, la Diana di Efeso era opera più recente, dello scultore Gillis Van den Vliete.
Si rifà chiaramente alla gloria dell’antica Roma la Fontana della Rometta. Il suo nome deriva dalla statua della personificazione di Roma vittoriosa, posta esattamente al centro della vasca. Sotto di lei è collocata una nave romana, in riferimento all’Isola Tiberina sul Tevere. Mentre dei gruppi scultorei che raccontavano la storia dell’Impero Romano restano solo dei disegni. La Fontana della Rometta infatti è stata in parte demolita nel XIX secolo.
La Fontana delle Mete invece, composta da grandi massi dalla forma conica, rievoca la Meta Sudans: una fontana monumentale posta di fronte all’Arco di Costantino a Roma, e della quale non restano che pochissime tracce.
Nella Fontana della Civetta degli uccelli di bronzo, dotati di meccanismi interni, fanno ancora suonare una meravigliosa melodia. Lo stesso risultato è ottenuto nella Fontana dell’Organo, dove un complesso meccanismo idraulico riproduceva il suono dello strumento. La nicchia che oggi protegge l’organo idraulico è un’aggiunta, realizzata da Gian Lorenzo Bernini. A riprova che le fontane di Villa d’Este non sono soltanto opere d’arte, ma veri e propri capolavori d’ingegneria idraulica.
Le vasche, le polle d’acqua, gli zampilli delle fontane e le cascate sono alimentate dalla pressione dell’acqua, sfruttando il dislivello del terreno secondo il principio dei vasi comunicanti. Si tratta di un meccanismo assolutamente naturale, ma che ha richiesto la costruzione di un sistema di tubature e una galleria lunga 600 metri, sotto la città di Tivoli.
Vasche di raccolta dell’acqua, decorate da zampilli che fuoriescono da vasi posti ai lati, sono le Peschiere, di fronte la Fontana di Nettuno. Infine, tra le grandi esedre ricordiamo la grotta di Diana, decorata da sculture, affreschi e maioliche che ripropongono scene mitologiche.
I proprietari di questa magnifica dimora furono i d’Este fino al XVII secolo, per poi passare agli Asburgo, che la abbandonarono e dispersero la collezione di antichità che conservava. Nel secolo successivo, il cardinale Gustav Adolf von Hohenlohe-Schillingsfürst diede nuova vita alla Villa, ma solo per un breve periodo.
Villa d’Este divenne proprietà dello Stato Italiano dopo la Prima Guerra Mondiale. La Villa venne restaurata e così aperta al pubblico. Più tardi, un successivo restauro fu necessario per i danni provocati dai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.
Villa d’Este a Tivoli, col suo “giardino delle meraviglie”, ha senza dubbio influenzato la progettazione dei giardini delle ville di tutta Europa. Col suo palazzo e i suoi giardini, la Villa merita di essere celebrata quale eccezionale testimonianza del Rinascimento italiano.






















