Un’area di quasi 160.000 ettari che raccoglie numerose testimonianze della storia: il Cilento. Un paesaggio culturale immerso nella regione Campania, iscritto nella lista dei Beni Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO dal 1998.
Affacciata sulla costa tirrenica a sud di Napoli, ed estendendosi fino all’Appennino, il Cilento è un’area di transito dalla storia millenaria. Si tratta di una zona importantissima per gli scambi commerciali e per gli incontri tra culture diverse. Qui infatti vi era il confine tra le città della Magna Grecia e quelle etrusche e lucane.
Sono numerosi i monumenti che fanno del Cilento un sito di straordinaria importanza. A partire dai ritrovamenti di età preistorica nelle grotte e in futuri insediamenti. Dai numerosi centri lucani come Moio della Civitella e Roccagloriosa, ai resti di città greco-romane come Paestum e Velia, fino alla Certosa di Padula. Il sito comprende diversi complessi, tra santuari e insediamenti, disposti tra le catene montuose della provincia di Salerno.
Senza dimenticare la natura: il Cilento comprende la catena dei Monti Alburni e Monte Stella, e il territorio fertile del Vallo di Diano. La terra del Cilento è di natura rocciosa, erosa dalle acque dei fiumi spesso di carattere torrentizio. Per questo il territorio nasconde cavità sotterranee di favolosa bellezza, nella forma e nei colori. Come le Grotte di Pertosa nell’entroterra e la Grotta Azzurra di Capo Palinuro sula costa.
La vegetazione del Cilento è varia e lussureggiante. La macchia mediterranea ricopre le zone costiere, con uliveti e boschi di querce, olmi, aceri, frassini e castagni; mentre la zone montuose sono ricoperte di faggeti.
Per proteggere questo patrimonio ambientale, nel 1991 è nato il Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e Alburni: il secondo parco più grande d’Italia. Il Parco è delimitato a Est dal Mar Tirreno, a Nord dal fiume Sele, a Ovest dal fiume Tanagro e Sud dalla regione Basilicata.
Del resto, la caratteristica principale del Cilento è probabilmente la varietà e la rigogliosità del paesaggio. Questa particolarità ha generato un dinamismo che, a sua volta, ha dato origine a numerose attività, di cui ancora oggi abbiamo testimonianze.
L’attività umana ha plasmato il territorio del Cilento: le prime tracce risalgono a circa 250.000 anni fa. Queste tracce sono visibili nelle grotte, ma non solo. Persino l’area in cui poi sarebbe nata Paestum, nel territorio del comune di Capaccio Paestum (provincia di Salerno) ha conservato reperti di età preistorica.
Erano coloni provenienti da Sibari (un’apoikia, ovvero una colonia indipendente fondata dai cittadini di una polis greca) coloro che fondarono Poseidonia, nel VII secolo a.C. La città cambiò nome una prima volta nel V secolo a.C., quando i Lucani la conquistarono e la ribattezzarono Paistom. Fino all’arrivo dei romani nel III secolo a.C., che le diedero il nuovo nome di Paestum, con cui è conosciuta oggi.
Di Paestum restano numerose tracce dell’abitato, dei luoghi di spettacolo e di ritrovo e dei monumenti religiosi come i templi, financo le imponenti mura. Alla fase greca della città risalgono l’Ekklesiasterion (l’edificio in cui si riuniva l’assemblea cittadina) e i tre templi, in straordinario stato di conservazione, dedicati ad Atena (nell’area settentrionale della città), Era e Apollo (precedentemente attribuito a Poseidone/Nettuno).
Alla fase romana appartengono invece il foro, l’anfiteatro, le terme, il teatro, il macellum, il ginnasio, il quartiere residenziale e l’area della Curia col tempio di Bona Mens (anche noto come tempio della Pace) .
Molti dei reperti ritrovati in questa area archeologica si trovano esposti nel vicino Museo Archeologico Nazionale di Paestum. Un esempio è la famigerata tomba del tuffatore: una sepoltura a cassa, databile al V secolo a.C., abbellita da affreschi di grande bellezza.
Il suo nome deriva dall’affresco che copre la lastra che fungeva da coperchio, che ritrae un uomo nell’atto di tuffarsi, in un simbolico riferimento la lasciare la vita per gettarsi nel mondo dei morti. Sulle lastre laterali invece, sono dipinti uomini adagiati sui triclini mentre bevono e suonano, giovani che attingono a un grande cratere, altri che si muovono in corteo; ovvero un altro tema iconografico usato in ambito funerario: il banchetto.
Fondata da coloni focesi nel VI secolo a.C. era invece Elea, che i romani chiamarono Velia. Anche in questa città infatti, arrivarono prima i Lucani, e poi i Romani, che la rifondarono come colonia romana, nel I secolo a.C. Oggi si trova nel comune di Ascea (provincia di Salerno).
Arroccata su un promontorio affacciato sul mare, dell’antica Velia rimangono le tracce dell’agorà, del tempio di Atena, del bouleuterion (luogo di riunione della boulè, il consiglio cittadino), e del teatro. Inoltre, Velia è la patria dei filosofi greci Parmenide e Zenone, che vi fondarono la Scuola Eleatica che influenzò tanti filosofi, come il famoso Pitagora.
In età medievale il paesaggio del Cilento si arricchì attraverso l’edificazione di castelli, torri e monasteri. A quest’ultima categoria, occupando 51.500 m2 appartiene il più grande monastero del Sud Italia: la Certosa di San Lorenzo a Padula. Dono del barone Tommaso di Sanseverino ai certosini, al sua costruzione cominciò nel 1306. Tuttavia, della sua fase medievale rimane poco; poiché la struttura ha subito pesanti rimaneggiamenti durante il 1600, che infatti ha oggi le splendide forme del barocco.
Attorno ai 5 chiostri si affacciano più di 300 ambienti, dedicati alle attività di preghiera e di lavoro del monastero. Accanto alla chiesa e alle celle dei frati, il refettorio e la cucina, le cantine, le lavanderie, le stalle e i granai.
Nella Certosa, il 10 agosto 1535 soggiornò Carlo V, imperatore del Sacro Romano Impero. E leggenda vuole che per sfamare le sue truppe i monaci abbiano cucinato una frittata con 1000 uova.
Tra magnifici affreschi, altari con decorazioni in madreperla, pavimenti maiolicati e cori in legno intagliato e intarsiato, la Certosa di Padula resta un luogo dove l’anima riposa nella bellezza. Oggi, la Certosa di Padula ospita il Museo Archeologico Provinciale della Lucania Occidentale.
Il Cilento è stata un’area importantissima per la comunicazione tra i popoli: un aspetto fondamentale per gli scambi culturali, politici e commerciali. Addirittura, in un certo periodo storico nell’area del Cilento si trovava l’unica via di comunicazione accessibile tra il Mar Adriatico e il Mar Tirreno.
Insomma, gli abitanti del Cilento hanno saputo sfruttare il territorio, senza distruggerlo, creando un paesaggio culturale di eccezionale bellezza e importanza.


nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e Alburni (dominio pubblico)

nel Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e Alburni (dominio pubblico)






L’area degli scavi archeologici della città magnogreca di Velia/Elea, in Campania
(di AlMare – Opera propria, CC BY-SA 2.5, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3112608)

La Certosa di Padula (Di Velvet – Commons, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=41934305)


In copertina, panorama del Cilento, vicino Paestum (foto di A. Patti)