I roghi sono la causa di tanti danni ambientali ed economici con effetto a lungo e medio termine sull’intero ecosistema forestale, tra cui il deterioramento del suolo, la scomparsa di biodiversità, il degrado ecologico e il dissesto idrogeologico.
Quando qualcosa di negativo ritorna o sembra che possa tornare, spesso pronunciamo: “Ci risiamo”, un’esclamazione che denota un senso di fastidio legato al ripetersi di un evento avverso. Ebbene, ecco, ci risiamo …. siamo in piena stagione estiva e con essa si riverbera il disastroso fenomeno degli incendi di vegetazione.
Secondo quanto emerge da un Rapporto Preliminare sugli incendi boschivi in Europa curato dal JRC – Joint Research Centre-EU o Centro Comune di Ricerca – Dipartimento della Commissione Europea (da adesso in avanti identificato come JRC), ogni anno nell’UE si verificano oltre 60. 000 incendi boschivi, che bruciano in media oltre mezzo milione di ettari di superficie e provocano vittime umane e perdite economiche stimate in circa 2 miliardi di euro.
Su scala globale Europea, lo scorso 2025 è stato caratterizzato da incendi senza precedenti, infatti, i dati storici archiviati da EFFIS – European Forest Fire Information Sistem o meglio Sistema Europeo di Informazione sugli Incendi, (da adesso in avanti identificato come EFFIS) collocano il 2025 tra gli anni ad elevata criticità, superata solo dai picchi registrati negli anni 2007, 2017, 2021 e 2023.
In Italia nel 2025 gli incendi hanno interessato aree per un valore che quasi raddoppia le stime registrate nel 2024. Un dato di particolare rilievo riguarda l’incidenza degli incendi all’interno del sistema delle Aree Protette italiane, dove si è concentrato oltre il 30% della superficie totale bruciata.
Mentre una nuova ondata di calore si sta abbattendo sull’Europa occidentale, l’Osservatorio climatico Copernicus, il programma europeo di osservazione della Terra, certifica che il mese di giugno 2026 è stato il più caldo mai registrato nel Vecchio Continente: la temperatura media è stata di quasi 21 gradi, tre in più rispetto al periodo 1991-2020. Dal 1° gennaio al 9 giugno 2026, è stata percorsa da incendi una superficie complessiva di circa 6000 ha, dei quali circa 2000 ha boscati.
Come è noto, essendo una Regione a Statuto Speciale, la Sicilia dal 1972 è dotata di un Corpo Forestale Regionale (da adesso in avanti identificato come CFRS) al quale il legislatore siciliano aveva affidato sul territorio regionale i compiti propri del Corpo Forestale dello Stato (da adesso in avanti identificato come Carabinieri Forestali).
Oltre ai molteplici compiti Istituzionali che in gran parte discendono dalle prerogative di tecnicità funzionale e dalle qualifiche di Polizia Giudiziaria e Pubblica Sicurezza possedute dai suoi uomini, il CFRS è impegnato direttamente e attivamente nell’attività di prevenzione e repressione degli incendi di aree boscate e vegetazione generalizzata, quando questi sono sotto attacco, sia dagli incendi, ma anche da possibili e conseguenziali azioni speculative.
Inoltre, per come previsto dalla Legge-quadro in materia di incendi boschivi, 21 novembre 2000, n. 353, il CFS oggi Carabinieri Forestali e il CFRS di Sicilia e delle altre Regioni Autonome di Sardegna, Val d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Province Autonome di Trento e Bolzano, tutte articolate per competenze territoriali locali, attraverso il censimento dei soprassuoli, contribuiscono nella predisposizione dell’apposito Catasto delle aree già percorse dagli incendi, che dovrebbe essere aggiornato annualmente dai comuni interessati all’evento incendi. Insomma, il CFRS può essere considerato un efficiente e moderno Corpo tecnico con funzioni di Polizia con specifici compiti tecnico-amministrativi al servizio della natura e della società.
In breve, in questi giorni la Sicilia torna sotto assalto delle super ondate di caldo che rendono l’aria irrespirabile, i segnali e i rischi sono sempre i soliti e tenuto conto dei precedenti, é normale che cresca anche l’allarme incendi. Siano essi di matrice dolosa o colposa, gli incendi sono spesso il frutto della noncuranza, dunque, i boschi vanno curati attraverso una buona pianificazione di interventi di selvicoltura preventiva.
Oggi l’abbandono delle campagne, con conseguente crescita continua e omogenea di vegetazione, insieme all’incuria che attanaglia i territori rurali, portano all’accumulo di combustibile vegetale secco. Il disordine vegetazionale generalizzato e questa abbondanza di cespugliame rinsecchito, spesso impenetrabile e abbandonato a se stesso, rappresentano un pericoloso punto d’innesco del fuoco. Ma anche le temperature record in rialzo un po’ ovunque in Sicilia, l’aridità del suolo causata dalla rarità di precipitazioni meteoriche e il forte vento, una volta innescato l’incendio, creano condizioni di scarsa controllabilità della virulenza del fuoco e aumentano la sua suscettività ad espandersi rapidamente.
Concorrono ad aumentare il rischio incendi anche altri motivi connessi e non secondari che non fanno altro che aggravare le cause scatenanti di questi pericolosi eventi. Purtroppo, oggi l’uomo contadino tende ad andarsene dall’ambiente agreste e ciò è un male, ne consegue che gran parte del nostro territorio pedemontano in gran parte privato, soffre di questa malinconica condizione di smobilitazione antropica, che favorisce una sorta di trasandatezza dello spazio rurale e naturalmente il fuoco che percorre i terreni e non permette insediamenti vegetazionali evoluti.
L’assenza dell’uomo e/o di una qualsiasi minima perlustrazione e vigilanza, in particolare nelle aree rurali e montane, accentuerà le afflizioni del territorio già colpito pesantemente dal fenomeno del decadimento e dell’abbandono fisico, porterà il nostro ambiente alla smobilitazione e alla dimenticanza. In definitiva, un territorio rurale consegnato all’incuria è destinato alla perdita dei ricordi, un territorio in cui le più svariate tipologie d’ingerenze più o meno lecite riempiono i vuoti, e favoriscono la piaga degli incendi.
Gli incendi boschivi sono fenomeni complessi e spesso imprevedibili,possono essere accidentali e/o dolosi e potenzialmente, possono avvenire in qualsiasi stagione in aree naturali come foreste, arbusteti e terreni saldi. Tutti i tecnici tentano di capire i mutamenti e gli sviluppi associati al fenomeno tristemente presente nel panorama nazionale degli incendi boschivi, che rappresentano da decenni per il nostro Paese una grave preoccupazione che torna puntualmente alla ribalta ogni estate.
Secondo un recente report a livello nazionale dell’Arma dei Carabinieri Forestali per Joint Research Centre-EU o Centro Comune di Ricerca – Dipartimento della Commissione Europea, le azioni o gli eventi che favoriscono i fattori scatenanti degli incendi, sono riconducibili a vari elementi concordemente riconosciuti dagli studiosi del settore che accreditano il 57,5% circa degli incendi boschivi in Italia essere dolosi, ovvero, riconducibili alla deliberata volontà di appiccare il fuoco per recare danno all’ambiente e alle cose, causate da azioni umane volontarie che possono essere specificate e ampiamente provate, ovviamente senza generalizzazione preconcetta.
Dalla suddetta percentuale emerge come il fattore doloso sia la causa maggiore degli incendi boschivi sul territorio nazionale, infatti, l’incremento degli incendi è strettamente connesso all’aumento della dolosità. Una delle motivazioni più frequenti é il rinnovo dei pascoli ( il terreno percorso dal fuoco si arricchisce di potassio ed altri elementi chimici che favoriscono in poco tempo la crescita dell’erba fresca, in particolare alle prime piogge, ciò permette un risparmio nell’acquisto del foraggio). Altre motivazioni sono, il vandalismo, le rappresaglie contro privati e la pubblica amministrazione (tipico e relativo alle limitazioni di tutela nelle aree protette), le vendette personali (scaricare la collera verso una persona, attraverso l’incendio del suo terreno) e altro.
Altrettanto rischiose sono le emulazioni (Bisognerebbe capire perché più si discute in televisione e sui giornali del fenomeno incendi e più questo si accentua) e per la cosiddetta “faida dei boschi” (quando più soggetti che si contrappongono, aventi attività o interessi all’interno di boschi, attraverso l’incendio, scaricano su di essi le loro vendette, gelosie o altro, tipica è la faida tra allevatori o utilizzatori boschivi).
Per ragioni di caccia e funghi su terreni incolti non boscati (sul terreno nudo percorso dall’incendio, la selvaggina e i funghi, sono ben visibili. Ovviamente la fattispecie è riferita soltanto ad alcuni soggetti, in quanto le categorie dei fungaioli e cacciatori non sono incendiari, anzi, spesso sono molto sensibili a queste problematiche).
Per interessi speculativi nella ricerca di vantaggi dall’attivazione degli incendi nell’intento di recuperare terreni per l’agricoltura a spese del bosco per la coltivazione o per attivare contributi comunitari (il terreno percorso dall’incendio viene destinato ad attività d’interesse). Per futili motivi (Solitamente tra confinanti, eredi, parenti altro).
Il 13,7% di incendi é dovuto a cause non intenzionali colpose causate da azioni umane principalmente dovute ad imperizia e alla mancanza di un idoneo controllo delle tradizionali pratiche di pulitura agro-silvo-pastorale attraverso l’utilizzo imprudente del fuoco senza un’adeguata opera di competente verifica, dalla quale potrebbe scaturire la natura colposa dell’incendio.
In questa fattispecie vanno inquadrati i fenomeni di “spotting”, cioè l’accensione di focolai secondari, spazialmente separati dall’area percorsa dall’incendio principale, per distacco e trasporto di materiale incandescente (frammenti di corteccia, di rami, strobili, ecc…) a distanza. Gli incendi sono dunque spesso causati da una combinazione di deplorevole attività antropica del territorio, ma anche da deprecabili tradizioni culturali e colturali, accentuate da condizioni climatiche e meteorologiche avverse.
Il 26,9% riconducibili a cause indeterminate non classificabili e l’1,9% sono dovuti a cause naturali quali eruzioni vulcaniche, fulmini, autocombustione dovuta all’ossidazione enzimatica che può verificarsi in casi eccezionali solo nei fienili. Alle nostre latitudini non possiamo certo parlare di autocombustione generalizzata, tuttavia, è accertato che la canicola, che sta ad indicare le insopportabili e opprimenti ore più calde della giornata,contribuisce a fare di un fuoco, un incendio difficilmente controllabile.
Naturalmente, la ripartizione relativa delle suddette motivazioni varia a seconda della posizione geografica, di usi del suolo tradizionali ed in particolare, al ruolo essenziale di specifici aspetti socio-economici, culturali, che purtroppo scaturiscono dallo scarso senso civico e da una marcata presenza di illegalità diffusa e consapevolezza dell’impunità, in particolare nelle zone del mezzogiorno d’Italia, dove più accentuato è il divario culturale relativo alle problematiche ambientali.
Negli anni addietro, si è avuto modo di leggere su alcuni giornali che ad innescare gli incendi potrebbero essere gli operai addetti ai lavori saltuari e periodici antincendio e forestali o operatori volontari dei vigili del fuoco ai fini di fare “pressione e intimidazione” sul legislatore siciliano che non riesce mai a programmare e trovare in tempo i fondi per l’avviamento al lavoro di questi operai.
Si tratta si alcune assurde e strampalate tesi prive di elementi probatori, sia per esperienze dirette sia per il fatto che pur aumentando gli incendi, le risorse economiche da investire nel settore sono sempre le stesse, quindi non vi sono aumenti di giornate lavorative o altro. Inoltre, la statistica ci conferma che la maggiore parte di incendi, si consumano in aree private, dove non saranno mai progettati rimboschimenti artificiali e quindi non si può certo parlare della scellerata equazione… più incendi = più rimboschimenti e giornate lavorative.
Insomma, penso che la maggior parte degli operai AIB, meriterebbe un plauso e tanta riconoscenza per il loro impegno e coraggio, profuso giornalmente con gran senso di responsabilità e a volte sprezzo del pericolo, sempre in agguato. In definitiva, gli incendi stanno devastando ancora gran parte del nostro territorio e dietro alle fiamme c’è sempre la mano volontaria o involontaria dell’uomo, l’Homo stupidus stupidus consapevole o inconsapevole del dramma e della catastrofe ecologica connessa al crepitio delle fiamme, un uomo che si chiama “incendiario” e non piromane, come spesso viene chiamato dai mass-media, gente comune e persino da alte personalità Istituzionali.
La piromania è una grave patologia che statisticamente non influisce nel fenomeno. Oltre ad apportare imponenti danni al patrimonio economico delle comunità, gli incendi contribuiscono al grave depauperamento della biodiversità animale e vegetale presente sul territorio, sono causa di disastri ambientali difficilmente quantificabili a breve termine, in quanto determinano il disboscamento e rischio alluvioni, il degrado ecologico e una progressiva desertificazione del territorio che concorre alla modificazione irreversibile del clima e dell’ambiente.
Oggi dobbiamo altresì confrontarci con un altro grave fenomeno che tende ad aggravare le cause scatenanti degli incendi e a renderli ingovernabili: l’aridità del territorio, causata dall’esigua ed in alcune aree geografiche, totale mancanza di precipitazioni meteoriche per periodi di tempo prolungato. Queste sofferenze idriche e di umidità dovute alle modificazioni climatiche che stanno interessando ampie superfici del nostro pianeta, rendono qualunque copertura vegetale del terreno più incline ad incendiarsi.
I cambiamenti climatici influiscono sugli incendi boschivi sia direttamente, attraverso le condizioni meteorologiche che influenzano l’innesco e la propagazione del fuoco, sia indirettamente, attraverso i suoi effetti sulla vegetazione e sui combustibili. Si prevede che il pericolo degli incendi aumenterà in Europa a causa dei cambiamenti climatici e sarà sempre più caratterizzato dal verificarsi di “grandi incendi” che interesseranno sempre più spesso territori che in passato non erano considerati a rischio. Si temono fenomeni estremi che distruggeranno vaste aree con impatti a lungo termine e buona pace per i negazionisti climatici che non credono ai rischi che il nostro pianeta sta correndo.
I cambiamenti climatici rappresentano dunque, gravi minacce per l’attuale gestione degli incendi, pertanto, occorre adattare le pratiche di gestione forestale ai cambiamenti climatici ed è fondamentale per ridurre il rischio rappresentato dal fuoco, dunque, é necessario bilanciare meglio la lotta agli incendi con la prevenzione e gli investimenti. Inoltre, bisogna integrare misure preventive a lungo termine per tenere conto dei cambiamenti climatici (ad esempio, diradamento forestale, pascolo, specie resilienti al clima, foreste naturali e diversificate).
Attraverso il varo di norme specifiche, sarebbe auspicabile riportare l’uomo contadino nelle campagne in modo che diventi la sentinella del proprio territorio, il presidio degli spazi rurali, che dovrebbe essere il nuovo modello nella prevenzione degli incendi, dimostra come la presenza di aree agresti ben organizzate dal punto di vista spaziale potrebbe diminuire il rischio e contribuire al governo degli incendi. Insomma, in Italia è venuta meno una cultura attiva forestale ed è giunto il momento di riacquistarla.
Un tempo, attraverso la sua presenza permanente sul territorio, dove conduceva le varie pratiche agronomiche e silvo-colturali, l’uomo era attento e vigile riguardo le cause scatenanti del fuoco, dunque, rendeva il bosco meno soggetto agli attacchi degli incendi. Ogni terreno veniva coltivato e capillarmente gestito (si pensi all’agricoltura, al pascolo e sfalcio di vaste porzioni del territorio e all’abbruciamento controllato delle restoppie e residui vegetali), insomma, dove ci sono attività preventive umane, gli incendi calano drasticamente.
Il fenomeno degli incendi, analizzato sulla base dei dati raccolti dal 2016 al 2025, presenta un andamento altalenante, con anni di picco (2017, 2021, 2023, 2025) che si alternano ad anni di attenuazione (2018, 2019, 2016, 2024). Tuttavia, la presenza degli incendi i livello nazionale, pur mostrando oscillazioni annuali, rimane elevata, con una media negli ultimi tre anni di 73.000 ettari percorsi dal fuoco, molto alta rimane l’incidenza degli incendi di origine volontaria.
Infine, bisogna anche dire che l’incendio boschivo, sia doloso che colposo, è un delitto contro la pubblica incolumità, e come tale, è perseguito penalmente. Infatti, chi provoca un incendio con dolo è punito con la reclusione da 4 a 10 anni. Se invece l’incendio è cagionato per colpa, la pena è la reclusione da 1 a 5 anni.
Siamo una popolazione in prevalenza urbana e conosciamo poco il bosco e i suoi meccanismi, pertanto, diventa auspicabile acquisire una sempre più diffusa sensibilità e negli anni costruire una conoscenza culturale verso l’ambiente e gli incendi boschivi. Affinché almeno si limitino i danni causati dagli incendi, dovrebbe essere posto in opera, il principio fondamentale che sempre ha dato eccellenti risultati: la prevenzione, infatti, per i boschi in fiamme, la soluzione non si trova d’estate ma con l’attività preventiva nelle stagioni fredde.
Per prevenire gli incendi boschivi, occorre altresì passare alla idea della “Prevenzione civile” come chiave di cambiamento e le Istituzioni devono spingere per un riacquisto del senso civico generale e motivare il pubblico a rispettarli ed evitare ogni azione pericolosa e possibilmente a collaborare alla loro difesa. Per questo diventa auspicabile acquisire una sempre più diffusa sensibilità e negli anni costruire una conoscenza culturale verso l’ambiente, in quanto e sotto gli occhi di tutti che oggi l’azione preventiva più proficua contro gli attacchi che subisce il nostro territorio è l’educazione all’ambiente e le finalità di tale attività educativa si raggiungono attraverso la promozione, pubblicizzazione e spiegazione dei principi basilari, che stimolino una corretta fruizione e rispetto del territorio naturale.
L’educazione ambientale è uno straordinario valore aggiunto alle dotazioni culturali dell’uomo, un potente strumento con il quale si acquisiscono culturalmente comportamenti e propensioni necessari per comprendere ed apprezzare il binomio eco-compatibile uomo-ambiente, che si realizza attraverso una sincera passione interiore e una meditazione continua sulla conoscenza delle bellezze naturali e del loro corretto uso e salvaguardia in modo sostenibile. Bisogna che l’educazione ambientale venga concepita come una sorta di rivoluzione culturale, una strategia globale che porti a produrre cambiamenti significativi nei comportamenti umani che interessano l’ambiente e che ridefiniscano i valori culturali, sociali, politici ed economici.
Dunque, la parola d’ordine è prevenzione e in questo percorso il cittadino ha un ruolo molto importante, poiché un incendio viene spento quanto più rapidamente lo si avvista e lo si raggiunge. Per questo occorre passare alla idea della “Prevenzione civile” come chiave di cambiamento.
Pertanto, tutti siamo invitati a segnalare ogni inizio di incendio al numero di emergenza
ambientale 1515 del Corpo Forestale della Regione Siciliana.

Seppur caparbiamente affrontate dai valorosi operai forestali, esperti ma sempre più ridotti come aliquote del contingente antincendio, le fiamme annualmente divorano ettari di verde in ogni parte del nostro territorio nazionale e siciliano, il quale ahimè, manifesta la sua fragilità e lo stato di trascuratezza in cui versa. La tutela dell’ambiente dagli incendi ha le sue specificità di intervento che culturalmente sono innate nel CFRS e nel suo personale, come cultura specialistica, che non si inventa o acquisisce in pochi anni.
Pertanto, seppur in grave deficit di uomini e mezzi, il CFRS, si prepara ad affrontare e respingere, anche con grande spirito di sacrificio, l’impari lotta contro le violenze che attraverso il fuoco i criminali rivolgono al territorio naturale, in modo da rendere quantomeno fisiologici i gravi danni che gli incendi riproporranno verosimilmente con la loro devastante avanzata, catastrofi ecologiche che si potranno “riparare” solo a lungo termine.
Operai forestali addetti allo spegnimento degli incendi, coordinati dal personale del CFRS, giornalmente combattono consapevolmente contro le mani criminali che innescano le fiamme e sono sempre in campo H24 in modo diretto ad operare per il bene comune, ma con la consapevolezza di contrastare il fuoco in una posizione di debolezza, con strumenti sempre più precari, uomini insufficienti, attrezzature obsolete e vaste aree interessate al fenomeno.
Tuttavia, pretendere di agire sempre e comunque con un intervento risolutivo e rapido non risolve il problema dei pochi terribili giorni in cui si sviluppano simultaneamente numerosi incendi che sfuggono alla capacità di controllo della migliore struttura di difesa. Inoltre, pochi Agenti Forestali assunti e immessi in ruolo dopo decine di anni di assenza di nuove assunzioni e i collocamenti continui in quiescenza del personale in servizio, non possono colmare il pauroso vuoto di organico che si conta tra le file del CFRS.
Gli uomini del CFRS conoscono le caratteristiche fisiche territoriali montane d’intervento e ne detengono l’anamnesi storica e antropica e dunque, sono soggetti operativi efficienti ma che conoscono potenzialmente il rischio per la loro stessa incolumità e quella della collettività.
Si diventa forestali solo attraverso una lunga esperienza e strategia tecnica preventiva e repressiva, insomma, per affrontare gli incendi boschivi, occorre uno straordinario bagaglio culturale di competenze tecniche che solo gli appartenenti al Corpo Forestale detengono, perché acquisite nelle Scuole Forestali, nei corsi di formazione e aggiornamento dedicati e sul territorio montano e nell’esperienza acquisita nel corso degli anni di servizio.
Con la presenza specialistica e assidua del CFRS, il territorio verrebbe capillarmente e sistematicamente controllato in forma perfettamente consolidata, attraverso la dettagliata conoscenza ultradecennale delle sue caratteristiche fisiche e cartografiche, antropiche e orografiche.
Ebbene, il CFRS é oggi a rischio ridimensionamento e se non si riuscirà a potenziarlo e riorganizzarlo presto e al meglio con parametri e criteri ben definiti e collaudati, gli effetti potrebbero essere devastanti e deleteri per le nostre terre naturali, le quali, non idoneamente protette, certamente pagheranno un prezzo altissimo in depauperamento della biodiversità e impoverimento del nostro già precario patrimonio naturalistico e conseguente modificazione irreversibile dell’ambiente.
In definitiva, se non si interviene in tempo, potremmo trovarci con carenza di vigilanza ambientale e un territorio demaniale pubblico e privato lasciato alla sua triste sorte e alla mercé del nulla, un territorio che possiamo archiviare con l’appellativo di “territorio fantasma”, in gran parte in balìa della smobilitazione e dell’incuria. Ma non solo, la scarsità di nuove risorse umane di vigilanza, porterà inevitabilmente alla perdita del concetto di memoria collettiva del CFRS, che oggi rappresenta un insieme di norme e regolamenti, ma soprattutto, pratiche memoriali, che si tramandano un gruppo operativo appartenente ad un reparto o Distaccamento Forestale e persino da uomo a uomo.
In sostanza, un connubio tra colleghi anziani e giovani, con al centro la storia che ha generato nel corso del tempo un intricato e benefico processo di formazione e condivisione della memoria collettiva e di relazioni sociali che hanno facilitato la costruzione dell’identità corporativa del CFRS come legame tangibile e immateriale fondamentale che unisce un gruppo di lavoro a un luogo che chiameremo Circoscrizione. È un processo semplice ma dinamico formato da storia e conoscenze, cultura, tradizioni, paesaggio, ma anche norme tecniche, giuridiche e comportamentali che rafforzano le esperienze lavorative condivise.
Questo senso di appartenenza al CFRS trasforma un semplice spazio geografico in uno spazio di vita dotato di significato, un legame essenziale e imprescindibile tra il passato e il presente, che nel corso degli anni ha plasmato l’identità del CFRS attraverso ricordi, luoghi simbolici, amore verso l’ambiente naturale e buone pratiche operative avute in comune da tutto il personale.
È fondamentale comprendere appieno il significato e il valore della memoria collettiva e del sapere storico di un territorio, applicata al controllo dell’ampio settore ambientale siciliano, insomma, la conservazione della memoria è cruciale per la trasmissione autentica della storia territoriale di un determinato ambiente e per permettere alle future generazioni di comprendere le vicende e gli aspetti del passato che inevitabilmente si fondono con quelle del presente che si apprestano ad affrontare.
La perdita della memoria condivisa è difficile da ricostruire in breve tempo, perché si scontra con numerose difficoltà, data la sua dinamicità e assoggettamento a molteplici interpretazioni e per tutto questo, é fondamentale sottolineare queste problematiche che si possono definire sociali. Se questo processo di mantenimento della memoria collettiva del CFRS si disperderà, si rischia di lasciare un pezzo del nostro passato senza storia e privare le generazioni future di opportunità cruciali di apprendimento e riflessione attraverso i colleghi anziani, che riguardano oltre mezzo secolo di memoria storica nelle zone rurali e disagiate dell’isola.
In definitiva, si dissolverà il patrimonio umano ma anche i risultati già acquisiti con sacrificio e dedizione di tutti i suoi uomini, come esperienza professionale acquisita sul territorio e sua conoscenza capillare. La perdita del controllo sulle dinamiche appena sopra evidenziate, potrebbe creare effetti negativi sulterritorio perché indubbiamente, se in futuro la collettività non potrà più contare stabilmente sul CFRS, il territorio naturale sarà consegnato all’incuria e all’abdicazione, all’arbitrio di allevatori privi di scrupoli, all’attività del pascolo indiscriminato, ai bracconieri, agli speculatori dell’edilizia e malfattori ambientali di ogni genere, ai razziatori della natura e del tempo, al degrado dei rifiuti. A seguito degli inquinamenti, disboscamenti e decadimento ambientale e socio-culturale generalizzato, il fenomeno degli incendi di vegetazione si accentuerà.
Come già appartenente al CFRS, questa condizione mentale mi genera una miscela amara di frustrazione e dolore, ma ahimè, anche disillusione. Ad ogni modo, il grande amore dei “Forestali” per i beni naturalistici, porta a capire che l’impegno rilascia serenità mentale e consapevolezza che non esistono alternative al di fuori del dovere che è il comportamento imposto da una norma giuridica, ma anche morale.
Insomma, bisogna continuare a fare il proprio dovere sino in fondo, senza mollare, indipendentemente dai risultati, che spesso possono essere annullati da fattori esterni che non si possono controllare. In definitiva, il dovere come valore in sé, questo è il messaggio che abbiamo ricevuto dai nostri caduti del CFRS e che dobbiamo sforzarci di trasferire soprattutto ai giovani, come un grande insegnamento che deve ispirare la nostra vita.
Finalmente, dopo lunghi anni di torpore, si scorge una luce in fondo al tunnel, il CFRS si rimette in marcia ed è per questa straordinaria opportunità che io con questo mio post voglio dare il benvenuto ai 46 nuovi Agenti Forestali che venerdì 8 maggio u.s. hanno giurato davanti alla bandiera Nazionale Italiana. Questi 46 nuovi Agenti Forestali già in servizio, rappresentano un modesto contingente entrati a fare parte dell’antica e gloriosa storia e “famiglia” del CFS che prese avvio oltre due secoli, tuttavia, rappresentano un buon viatico per l’assunzione di altre Guardie Forestali.
Intanto, anticipano l’immissione in ruolo di altri colleghi che li seguiranno nei prossimi mesi. Infatti, altri candidati suddivisi in 2 contingenti entreranno a far parte del 2 CFRS. Il primo gruppo di n. 94 unità, dal 25 maggio già si trova presso la Scuola Forestale Carabinieri – Centro Addestramento Cittaducale (RI), per l’attività didattica d’aula che si concluderà il 7 agosto 2026, mentre in seguito, completerà l’attività formativa in Sicilia, con l’addestramento al tiro presso poligoni di Catania e Palermo nonché presso strutture operative del CFRS.
A scorrimento della graduatoria, il secondo contingente di n. 94 unità dovrà partecipare al percorso formativo programmato per il mese di settembre 2026 nella stessa Scuola Forestale di Cittaducale. Questi uomini e queste donne che hanno firmato il contratto di assunzione nei ranghi del Corpo Forestale della Regione Siciliana ed hanno indossato la divisa con sincero orgoglio, con il proprio giuramento hanno assunto un compito gravoso e di grande senso di responsabilità individuale sociale che va al di là della famiglia e degli affetti, perché richiede devozione, lealtà e tutte le più incrollabili virtù che un uomo deve sviluppare e mantenere autonomamente al servizio supremo della collettività.
Questo importante evento atteso da tempo e da molti, è stato certamente il momento culminante di un percorso lento, irto di ostacoli e pieno di complicazioni ad ogni svolta, ma che, tuttavia, è l’unica speranza che può condurci verso la costruzione di qualcosa di nuovo e di grande rilievo per la difesa e salvaguardia del patrimonio ambientale del territorio siciliano. Insomma, si ritorna alle origini e alla Scuola Madre del CFS di Cittaducale e seppur esigue, queste nuove assunzioni daranno certamente un tantino di ossigeno alla pianta organica del CFRS che dovrebbe avere almeno 1380 unità in tutta la Sicilia.
Ad ogni modo, il CFRS cerca di risollevarsi dall’oblio in cui era precipitato e questo è certamente un bene, tuttavia, non solo luci ma anche qualche ombra sul suo percorso e dunque bisogna vigilare, non vorrei che la politica governante siciliana dopo questo piccolo passo si dimenticasse delle esigenze vitali del CFRS. Malgrado la tenacia nel lottare contro gli incendi per il bene dell’ambiente isolano dei pochi “Forestali” rimasti in servizio o che entreranno in attività, mi sento di auspicare nell’interesse del bene comune, che si continui questo percorso virtuoso e consapevole che ha intrapreso la politica regionale, finalizzato a ripristinare l’intera struttura organizzativa ed esecutiva del CFRS.
Io credo che la strada maestra per la rivitalizzazione del CFRS sia semplicemente un nuovo e corposo concorso (degno di questo nome) che tenga conto delle esigenze d’organico del Corpo al più presto, perché non è rimasto molto tempo. Ricordiamo che l’ultimo concorso prima di questo in itinere per Allievo Agente Forestale andato a buon fine è stato bandito nel lontano 1985 e il personale vincitore del concorso é stato immesso nei ruoli nel 1991.
Un CFRS strutturalmente debole e carente di uomini e mezzi, esprime incertezza e inattività manageriale che portano all’improvvisazione operativa che non potrà fare fronte in modo costante ed efficace, alle continue sofferenze del territorio, perché non si riusciranno ad intercettare e comprendere i suoi bisogni e le sue necessità, con il grave rischio che l’ambiente naturale resterà in balìa degli illeciti ambientali e dunque degli incendi di vegetazione. In breve, qualora il nostro territorio privato e pubblico venisse conferito all’abbandono da parte dell’uomo e degli organi preposti alla vigilanza, non idoneamente protetto, gli effetti di questa sorta di abdicazione sarebbero devastanti e deleteri.
Serve rimettere in moto la cosiddetta catena operativa e di comando, mediante l’assunzione con concorsi pubblici di Dirigenti, Sottufficiali, Assistenti e Agenti Forestali e potenziamento del ruolo dei Funzionari direttivi tecnici forestali, con concorsi pubblici che sono di esclusiva competenza della nostra politica regionale.
Secondo la Deliberazione n. 617 del 29 dicembre 2020 della Giunta Regionale Siciliana, a fronte di una pianta organica che dovrebbe avere almeno 1380 unità, l’organico complessivo del Corpo Forestale in tutta la Sicilia è costituito ad oggi di 393 unità (molti dei quali utilizzati per il funzionamento amministrativo degli uffici), suddivisi su n° 82 Distaccamenti Forestali, 9 strutture intermedie provinciali e servizi vari, ampiamente carenti per affrontare le problematiche d’Istituto.
Seppur sono in aumento gli illeciti che vengono compiuti a danno del territorio naturale, oggi diventa persino una rarità incontrare una pattuglia del CFRS sulle piste forestali montane e certo non per colpa dei Forestali in divisa, ma semplicemente perché i Comandanti dei Distaccamenti non riescono più a organizzare e preventivare regolarmente le perlustrazioni per mancanza di personale.
Spesso si crede che nel Corpo Forestale siano in attività migliaia di Agenti e Sottufficiali in divisa, scambiando queste figure professionali con gli operai forestali che sono altra cosa. Questa falsa percezione che ritiene il Corpo Forestale “stracarico” di risorse umane, si basa su informazioni forvianti confezionate e divulgate, forse non a caso, da chi equivoca strumentalmente l’impropria omonimia terminologica tra i pochi “Forestali” in divisa rimasti nel Corpo che sono operatori di Polizia e i numerosi operai forestali, che sono soggetti dediti alle attività in materia di manutenzione di boschi in aree pubbliche, ma che nulla hanno a che vedere con gli appartenenti alla Istituzione storica del CFRS, nè con le loro funzioni.
In copertina: pericoloso incendio di barriera, così definito perché si associano un incendio di superficie e uno di chioma (foto di Enzo Crimi)