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L’Italia dell’Unesco: Vicenza e le ville del Palladio in Veneto

di Antonietta Patti
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Vicenza e le ville del Palladio

Il cuore nella regione veneta è colmo di bellezze architettoniche realizzate da un artista eccezionale: Andrea Palladio. Sparse su un territorio di quasi 334 ettari, Vicenza le ville del Palladio sono riconosciute dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità dal 1994. Le ville di Palladio sono la matrice di uno stile architettonico chiamato palladianesimo, che ha influenzato il mondo.

In Veneto quindi, durante l’età rinascimentale, è nato questo particolare stile architettonico. Che non si è fermato nell’area, ma ha travalicato i confini nazionali, per influenzare l’architettura europea e statunitense, nei secoli successivi.

Vicenza ha vissuto la sua età d’oro tra l’inizio del XV e la fine del XVIII secolo, quando era sotto il controllo della Repubblica Marinara di Venezia. È a quel periodo che risalgono la riorganizzazione dell’impianto urbano e delle campagne circostanti. L’ideatore di questo progetto fu proprio Andrea Palladio.

Andrea Palladio nacque nel 1508 a Padova, e il suo vero nome era Andrea di Pietro della Gondola. Trasferitosi a Vicenza, conobbe Gian Giorgio Trissino, un letterato molto famoso che lo soprannominò “Palladio” e lo accompagnò nei suoi viaggi a Roma. Proprio questi viaggi hanno permesso ad Andrea Palladio di immergersi nell’arte antica: una preziosa fonte d’ispirazione per il suo lavoro.

Ma a Vicenza, Andrea Palladio visse e lavorò: la città ha ricevuto quindi numerosi contributi architettonici perfettamente integrati nel tessuto storico della città. A Vicenza, Andrea Palladio si occupò della progettazione di palazzi pubblici e privati. Come il Palazzo della Ragione (chiamato anche Basilica), la Loggia del Capitaniato e il Teatro Olimpico. Insieme a numerosi palazzi della nobiltà vicentina, come il Palazzo Chiericati e il Palazzo Thiene. In totale, Vicenza conta 23 edifici progettati da Andrea Palladio.

In particolare, il Palazzo della Ragione spicca per il suo cambiamento. Era un edificio di età medievale profondamente ristrutturato secondo il gusto in voga nel Cinquecento. Già la facciata rivela il profondo mutamento: un portico sovrastato da una loggia, dove le arcate sono affiancate da colonne “serliane”.

I palazzi vicentini di Palladio si incastrano nel tessuto urbano di una città di origine medievale, creando visuali pittoresche. Nelle facciate continue infatti, si mescolano lo stile gotico veneto e il classicismo palladiano.

Nelle campagne del Veneto sorsero ben 24 ville, realizzate da Andrea Palladio tra il 1530 e il 1560. Queste residenze di campagna, proprietà di nobili veneti, si mescolano perfettamente al paesaggio circostante.

Sono strutture eleganti poste al centro di aziende agricole. Dovevano servire allo svago e all’autoglorificazione dei proprietari, ma anche alla gestione delle enormi proprietà terriere nei dintorni. Una pratica che ricorda le ville patrizie di età romana, con la loro divisione in pars fructuaria e pars dominica.

Infatti, Andrea Palladio si ispirò alle strutture architettoniche dell’antichità: le forme grandiose, le scalinate monumentali, le logge decorate da statue e colonnati. Nella Villa La Rotonda, costruita per un uomo di chiesa quale Pier Paolo Almerico, Palladio si è palesemente ispirato al Pantheon.

La Villa è infatti dominata da una grande sala centrale a pianta rotonda, che in origine avrebbe dovuto persino avere un oculus sul soffitto. Intorno alla sala si trovano degli appartamenti privati, che rendono la villa una struttura a pianta quadrata. Ogni appartamento ha un accesso singolo, che consiste un una scalinata che conduce a un pronao con colonnato ionico, sormontato da un frontone triangolare e decorato da statue come antefisse.

Nondimeno, le numerose varianti del modello di “villa palladiana” dimostrano la costante sperimentazione e rielaborazione dei modelli architettonici classici operata da Andrea Palladio, insieme alla versatilità nell’applicazione dei suoi stessi principi architettonici. Ogni volta infatti, Palladio attuò anche delle modifiche, funzionali all’attività agricola della specifica villa.

Soprattutto nella disposizione delle barchesse: dei porticati bassi che fungevano da magazzini. Queste si trovano distanti dal palazzo, nel caso della sopracitata Villa La Rotonda, e ai lati del palazzo nel caso di Villa Barbaro e Villa Emo.

I riferimenti all’antichità classica non si fermano alle forme architettoniche. Nelle ville del Palladio le decorazioni interne, fatte di affreschi e stucchi che rappresentano scene mitologiche e paesaggi naturalistici, rimandano all’arte antica. L’esempio più noto è il ciclo di affreschi di Villa Barbaro realizzato dal Veronese.

Villa Barbaro presenta un corpo centrale a pianta rettangolare, con una facciata decorata da quattro enormi colonne ioniche e un timpano triangolare abbellito da altorilievi. Lungo i lati si trovano le barchesse. Le pareti interne, con gli affreschi del Veronese, sembrano dei portali aperti verso la campagna circostante o su altre sale della villa. Grazie all’effetto del trompe-l’oeil, le logge, le finestre e i balconi affrescati sembrano veri. Da questi si affacciano tante figure mitologiche, ma anche servitori, suonatori e gli stessi padroni di casa.

Oltre ad aver realizzato i progetti per numerose costruzioni a Vicenza e per le ville nelle campagne del Veneto, Andrea Palladio ha scritto un famoso trattato di architettura. Nel 1570 pubblicò i “Quattro libri dell’architettura”, dove ha spiegato e illustrato le sue teorie architettoniche.

Come già scritto, lo stile del palladianesimo non si fermò in Italia, ma ha influenzato il mondo, specialmente gli Stati Uniti. In particolare, Thomas Jefferson, il terzo presidente degli USA, volle che la sua residenza “Monticello”, costruita a Charlottesville, fosse simile alla Villa La Rotonda. Sui Quattri libri sull’architettura si basò l’architettura coloniale in Virginia e in Carolina, e perfino gli edifici istituzionali di Washington come la Casa Bianca e il Campidoglio.

Vicenza conserva ancora molti degli edifici originali progettati da Palladio, ed è infatti conosciuta anche come “la città di Palladio”. E le ville del Palladio sparse nel Veneto sono il risultato del genio architettonico di un maestro del Rinascimento. Vicenza e le ville del Palladio, queste due realtà legate tra loro, proprio perché sono state la culla del palladianesimo, e ne conservano ancora la testimonianza, sono riconosciute come Patrimonio dell’Umanità.

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