Il Palazzo Reale di Palermo, conosciuto anche come Palazzo dei Normanni è uno dei più antichi palazzi reali d’Europa tuttora in uso. Oggi ospita l’Assemblea Regionale Siciliana (ARS). Le sue origini affondano nel periodo antico e si intrecciano con le principali dominazioni che hanno segnato la storia della Sicilia.
Il sito su cui sorge il Palazzo era già occupato in epoca punica (V sec. a.C.) e poi romana. Scavi archeologici hanno rivelato tracce di insediamenti, pavimenti e strutture tardoantiche. Con la conquista araba di Palermo nel 831, la città divenne capitale dell’Emirato di Sicilia.
Gli emiri realizzarono una “qasr”, cioè una cittadella fortificata sul punto più elevato della città, dove sorgerà poi il palazzo normanno. Questo insediamento fu probabilmente il nucleo originale del futuro palazzo reale.
Con la conquista normanna della Sicilia, nel 1130 Ruggero II trasformò la qasr araba nella sede della monarchia normanna. Il palazzo fu il cuore del potere normanno, luogo di elaborazione legislativa, amministrativa e culturale del Regno di Sicilia. Venne arricchito con torri, cortili e giardini ispirati all’architettura islamica. Qui fu fondata la Cappella Palatina (1140 circa), uno dei massimi capolavori dell’arte arabo-normanna e simbolo della fusione culturale tra latini, greci e musulmani.
Sotto Federico II di Svevia, il palazzo perse importanza, in quanto la corte imperiale era itinerante e preferiva altre residenze (come Castel Maniace a Siracusa). Gli Angioini, di origine francese, trasferirono la capitale a Napoli, segnando l’inizio di una fase di declino per il palazzo. Durante il periodo aragonese e poi con i viceré spagnoli, il palazzo venne riutilizzato come sede del potere locale, anche se profondamente trasformato. Vennero aggiunti elementi tardo-rinascimentali e barocchi, e perse molte delle strutture originarie normanne.
Il Palazzo Reale di Palermo continuò a essere utilizzato da governatori e funzionari. Venne arricchito di nuove sale e decorazioni secondo il gusto neoclassico e barocco siciliano. Dopo l’Unità d’Italia, nel 1861, il palazzo venne parzialmente dismesso come sede regia, ma continuò ad avere funzioni istituzionali minori.
Nel 1947 la Costituzione della Regione Siciliana con autonomia speciale, diede nuova vita al Palazzo dei Normanni, che divenne la sede ufficiale dell’Assemblea Regionale Siciliana, massimo organo legislativo dell’isola. Il palazzo fu restaurato e adattato alle funzioni parlamentari moderne.
Nel 2015, la Cappella Palatina e l’intero complesso del Palazzo dei Normanni sono stati inseriti tra i beni UNESCO come parte del percorso della “Palermo arabo-normanna e le cattedrali di Cefalù e Monreale”. Un importante riconoscimento alla straordinaria fusione di culture che questi luoghi testimoniano.
EVOLUZIONE DEL PALAZZO REALE DI PALERMO:
| Epoca | Uso e trasformazioni |
| Epoca punica-romana | Insediamenti primitivi |
| Periodo arabo (IX sec.) | Qasr (cittadella) fortificata |
| Normanni (XII sec.) | Sede del potere reale – costruzione Cappella Palatina |
| Svevi e Angioini | Parziale abbandono |
| Aragonesi e Spagnoli | Residenza vicereale |
| Borboni | Funzioni amministrative |
| Dopo il 1947 | Sede dell’ARS |

















ORIGINI STORICHE DELL’L’ASSEMBLEA REGIONALE SICILIANA:
L’Assemblea Regionale Siciliana (ARS) è il parlamento della Regione Siciliana, dotata di uno statuto speciale di autonomia che la distingue dalle altre regioni italiane. È una delle istituzioni più antiche d’Italia con origini che affondano nel Medioevo, e nel tempo ha assunto un ruolo fondamentale nella vita politica, amministrativa e legislativa della Sicilia.
Le origini dell’ARS risalgono al Parlamento del Regno di Sicilia, attivo già nel XIII secolo sotto la monarchia normanna e poi aragonese. Era composto da rappresentanti del clero, della nobiltà e delle città demaniali, aveva un ruolo principalmente consultivo, ma anche fiscale con (approvazione dei tributi).
Nel tempo, soprattutto durante il dominio spagnolo e poi borbonico, il potere di questo parlamento si affievolì. Nel periodo risorgimentale e la sua unificazione nel 1861, il Parlamento siciliano venne definitivamente soppresso e la Sicilia fu integrata come parte ordinaria del Regno d’Italia, senza particolari autonomie.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale, la Sicilia fu teatro di forti tensioni separatiste e sociali. Per rispondere alle istanze autonomiste e per evitare derive indipendentiste, il Governo italiano concesse uno Statuto Speciale di Autonomia alla Sicilia, il 15 maggio 1946, prima ancora della nascita della Repubblica Italiana. Lo Statuto della Regione Siciliana fu approvato con Regio Decreto Legislativo n. 455/1946, poi recepito dalla Costituzione italiana (art. 116).
La Prima legislatura e prima seduta dell’Assemblea Regionale Siciliana si svolse il 25 maggio 1947 presso il Palazzo dei Normanni a Palermo, sede storica del potere politico siciliano.
L’Assemblea Regionale Siciliana è un organo legislativo monocamerale, composto da 70 deputati, ed esercita funzioni che in parte si sovrappongono a quelle del Parlamento nazionale, ma con margini di autonomia più ampi rispetto alle Regioni a statuto ordinario. Può emanare leggi regionali su materie di competenza esclusiva o concorrente (come sanità, istruzione, trasporti, turismo, beni culturali) e adattare le norme nazionali alle esigenze locali. L’Assemblea può proporre modifiche allo Statuto (che vanno approvate da leggi costituzionali) e, in alcuni casi, può impugnare leggi statali davanti alla Corte Costituzionale.
L’ARS controlla l’operato del Governo Regionale (Giunta) e può sfiduciare il Presidente della Regione o singoli Assessori. Nomina commissioni d’inchiesta su questioni rilevanti per la Regione, e ha potere di indirizzo sull’attività amministrativa della Regione. Inoltre, approva il bilancio e il rendiconto finanziario della Regione Siciliana.
Negli anni, l’ARS ha visto ampliamenti e riduzioni di competenze, anche in relazione alla riforma del Titolo V della Costituzione 2001 e ai rapporti con lo Stato Centrale. La normativa elettorale è cambiata più volte (con l’introduzione del voto diretto per il Presidente della Regione nel 2001). La Sicilia continua ad avere forme particolari di autonomia fiscale, anche se spesso oggetto di tensioni con lo Stato.
Oggi l’ARS è guidato dal Presidente Gaetano Galvagno (FdI) dall’11 novembre 2022. La maggioranza di governo include FI, FdI, DC, Lega e Autonomisti (44 seggi), mentre all’opposizione siedono PD, M5S, “Sud chiama Nord” di Cateno De Luca e gruppi misti (26 seggi). Questo assetto rispecchia la tradizionale centralità del centrodestra in Sicilia, con una forte presenza di forze moderate e conservatrici.
Le elezioni del 25 settembre 2022, anticipate da voto regionale e nazionale congiunto, hanno generato un leggero incremento del turnout, ma anche un aumento significativo di schede bianche e nulle, indice di confusione e disaffezione.
Storicamente l’ARS ha rivendicato autonomia e una gestione indipendente rispetto agli organismi anticorruzione nazionali, come l’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione). Sebbene siano stati pubblicati stipendi e ruoli dei dirigenti, perseverano accuse di scarsa trasparenza e clientelismo.
Nel Giugno 2025, il Presidente dell’ A.R.S. Galvagno e altri politici sono sotto indagine per un possibile giro di corruzione e utilizzo di fondi pubblici per favorire imprenditori e incarichi a collaboratori, l’inchiesta attualmente è coperta dal segreto istruttorio.
Sia in passato che nel periodo attuale L’ARS ha attraversato fasi alterne di efficienza, trasparenza e credibilità. Ma i numerosi casi di corruzione e sprechi hanno suscitato forti critiche.
L’Assemblea Regionale Siciliana rappresenta lo stesso luogo dove si riuniva l’antico Parlamento del Regno di Sicilia. Un simbolo della continuità storica dell’autonomia regionale, che forse oggi più che mai con le numerose vicende giudiziarie, rischia di inclinare la reputazione dell’intera Assemblea stessa e provocare un ulteriore sfiducia del popolo siciliano, che rimane privo di tante risposte.
