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Le origini del Conclave

di Esther Di Gristina
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La parola conclave deriva dal latino cum clave (“con la chiave”), consiste nell’indicare che i cardinali elettori venivano chiusi a chiave in un luogo riservato finché non eleggevano un nuovo papa.

La Cappella Sistina fu utilizzata per la prima volta come sede del conclave nel 1492, in occasione dell’elezione di Papa Alessandro VI (Rodrigo Borgia). Non esiste però una legge che stabilisca in modo permanente che il conclave debba svolgersi lì: la scelta fu inizialmente pratica, perché la cappella era ampia, sicura e vicina agli appartamenti papali. Con il tempo la tradizione si consolidò, e dal XVII secolo in poi tutti i conclavi si sono tenuti nella Cappella Sistina (con la sola eccezione di quelli svolti fuori Roma in epoca di crisi o trasferimenti della Curia).

Prima del conclave vero e proprio, l’elezione del papa avveniva per acclamazione, compromesso o scrutinio da parte del clero romano o dei cardinali, spesso sotto forti pressioni politiche.

Dopo la morte di Papa Clemente IV (1268), il papato rimase vacante per quasi tre anni, i cardinali rimasero divisi e influenzati dalle monarchie europee. La nascita del conclave avvenne con l’elezione di Papa Gregorio X.

Con la costituzione di “Ubi Periculum” (Concilio di Lione II), venne istituito il sistema del conclave: i cardinali dovevano essere chiusi in isolamento, con pasti semplici e razionati e nessun contatto con l’esterno per ridurre le pressioni.

Nel corso dei secoli il conclave divenne prassi regolare. Le influenze politiche (famiglie nobiliari, monarchi) restarono forti. Il numero di cardinali aumentò gradualmente e si svolsero in diverse città, anche fuori Roma.

Dopo il Concilio di Trento (1545–1563) si rafforzò l’autorità spirituale e disciplinare del Papa. I conclavi divennero sempre più regolamentati. Anche se Papa Innocenzo X e altri papi emisero nuove regole per ridurre i ritardi e le interferenze esterne.

Dopo la breccia di Porta Pia (1870), i conclavi non furono più soggetti all’influenza delle monarchie cattoliche. Nel 1903 l’ultimo tentativo di veto da parte di un impero (Austria) constatò un evento particolare. In quel conclave, riunitosi dopo la morte di Leone XIII, limpero austro-ungarico esercitò il cosiddetto jus exclusivae (“diritto di esclusione”), cioè la facoltà rivendicata da alcune monarchie cattoliche di opporsi ufficialmente alla possibile elezione di un candidato al soglio pontificio.

Il candidato con più consensi era il cardinale Mariano Rampolla del Tindaro (originario di Polizzi Generosa in Sicilia), Segretario di Stato di Leone XIII, molto stimato e visto come il naturale successore. L’imperatore Francesco Giuseppe d’Austria, non gradiva Rampolla, perché lo riteneva troppo filo-francese e ostile agli interessi dell’Impero (soprattutto in relazione alla politica nei Balcani).

Durante il conclave, il cardinale Jan Puzyna, arcivescovo di Cracovia, annunciò ufficialmente a nome dell’Austria il veto imperiale contro Rampolla. Nonostante la reazione indignata di molti cardinali che votarono comunque per Rampolla, il veto indebolì fortemente la sua candidatura. Alla fine, dopo vari scrutini, fu eletto il cardinale Giuseppe Sarto, Patriarca di Venezia, che prese il nome di Pio X.

Subito dopo la sua elezione, Papa Pio X abolì formalmente e definitivamente ogni diritto di veto da parte delle potenze civili, dichiarando; che nessuna ingerenza politica avrebbe più potuto influenzare un conclave. Papa Pio X lo vietò definitivamente con la costituzione apostolica Commissum Nobis.

Le modalità attuali del conclave (dal XX secolo a oggi)sono definite nella Costituzione Apostolica “Universi Dominici Gregis” del 1996, di Giovanni Paolo II, aggiornata da Benedetto XVI nel 2007, e da Francesco nel 2023, con nuove disposizioni per i partecipanti.

Soltanto i cardinali sotto gli 80 anni hanno diritto al voto, con un massimo di 120 elettori votanti. Gli altri cardinali (ultraottantenni) possono partecipare alle Congregazioni Generali, ma non al voto. La Sede ufficiale presso la Cappella Sistina, in Vaticano, con l’obbligo dei cardinali di alloggiare nella Domus Sanctae Marthae.

Le procedure vengono determinate nei seguenti punti:

  • Giuramento di segretezza.
  • Scrutini quotidiani: 2 votazioni la mattina, 2 il pomeriggio. Schede cartacee scritte a mano e piegate. Serve la maggioranza qualificata dei 2/3 per l’elezione del pontefice. Al termine della votazione, la famosa “fumata”. Fumo nero = nessun papa eletto. Fumo bianco = papa eletto.
  • Dopo l’accettazione del papa eletto, egli sceglie il nome papale.

Papa Francesco ha incoraggiato una maggiore libertà spirituale nel voto e ha limitato l’influenza esterna, vietando ogni forma di campagna o promozione (lobbying) cioè ogni forma di associazionismo che possa approdare alla costituzione di una lobby in presenza del conclave.

Il conclave è un’istituzione che è nata da esigenze pratiche e spirituali nel XIII secolo, si è evoluta per garantire libertà e trasparenza nell’elezione del Papa. Oggi, pur con strumenti moderni e norme aggiornate, riesce a mantiene un forte legame con la sua tradizione secolare.

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