La scoperta del fuoco è stato forse l’evento più straordinario della storia dell’Umanità. Imparare a usarlo è stato necessario per la sopravvivenza e la crescita intellettuale del genere umano. A livello antropologico è indubbio che il fuoco ha avuto molteplici significati simbolici nel corso della storia, all’interno della nostra civiltà.
Certamente, grazie al fuoco la nostra specie ha imparato a cuocere il cibo, a illuminare e a riscaldare gli ambienti, a proteggersi e a creare oggetti di diversa forma, dimensione e scopo. Così è stato possibile passare dallo stile di vita del nomade cacciatore-raccoglitore a quello sedentario, e far nascere la nostra civiltà.
In special modo, il fuoco ha aiutato l’Uomo nel suo percorso di civilizzazione, allontanandolo dalla bestialità animale. Attorno alle fiamme di un focolare tutte le comunità del mondo hanno iniziato a radunarsi e a compiere riti.
I nostri antenati si sono presto accorti che il fuoco e l’unico elemento che dalla terra è capace di andare verso l’alto, verso gli dei. Perciò il fumo che sprigiona è stato considerato come mezzo di comunicazione tra il mondo umano e quello divino. Avere cura del focolare era quindi un atto necessario per vivere e per mantenere un contatto col mondo soprannaturale.
Il rituale spegnimento e la riaccensione del fuoco sacro significa passare dal caos e dalla morte al trionfo della vita e alla ricostruzione del cosmo. Il gran sacerdote o lo sciamano, oppure le sacerdotesse, che potevano compiere questo prodigio, erano capaci di comunicare con gli dei. Allo stesso modo, gli artigiani che usavano il fuoco per creare nuovi oggetti erano considerati i detentori di una forza misteriosa e sacra.
Simbolo di forza vitale ed energia purificatrice come di morte e distruzione, il fuoco è stato raffigurato come un potere benigno e “addomesticato”, oppure come un elemento violento e devastatore. La sua natura polisemica comporta che nello stesso pantheon diverse divinità vi si rapportino in maniera differente.
Nel mondo greco, Efesto è il dio del fuoco distruttore e creatore, mentre la sopracitata Hestia è la dea del focolare domestico. Nell’antica Roma, i loro corrispettivi sono Vulcano e Vesta.
La storia di Efesto è ricca di simbolismi: come il fulmine che colpisce la terra, Efesto venne scaraventato dal Monte Olimpo, la sede degli dei. Allora il dio si rifugiò nelle fucine (dell’Etna e/o di Lemno), giacché il fuoco arde nel mondo divino cosi come sottoterra.
L’altare di Hestia era presente in tutte le case e nel pubblico Pritaneo, il cuore simbolico della città greca. Attraverso il suo fuoco arrivavano agli dei le offerte della famiglia, e le città erano considerate allargamenti dell’unita familiare.
Nell’antica Roma, il più sacro focolare era quello della dea Vesta, invocata insieme a Quirino, Marte e Giove per la protezione della città. Intesa come viva fiamma perenne, Vesta era un simbolo di Roma, dell’identità romana e la garanzia dell’eterna esistenza della città.
Vulcano era la divinità del fuoco distruttore e della forza guerriera. I Romani dedicavano spesso a lui (oltre che a Marte, dio della guerra) le armi dei loro nemici sconfitti. Ma il fuoco di Vulcano era anche purificatore, come dimostra l’usanza di esporre i vestiti al sole alla festa dei Volcanalia. Questo aspetto collega il culto di Vulcano a quello del Sol Invictus.
La luce del fuoco fu spesso comparata alla luce solare. Il Sole, fonte e simbolo della vita stessa, con la sua ciclica comparsa e scomparsa, analoga alla “morte” e “rinascita” della vegetazione, diede l’impulso anche alle credenze sulla vita dopo la morte.
Un simbolo del fuoco nel culto delle divinità solari è riscontrabile già nelle pitture parietali egiziane, con la “barca solare”. Il simbolo era il nimbo, che nell’arte pagana era usato per raffigurare dei e personaggi leggendari. Attraverso il culto del Sol Invictus, il cui massimo sacerdote era l’imperatore visto come il Sole, il simbolo traslò nell’arte cristiana e divenne l’aureola sul capo di re, Santi e membri della Sacra Famiglia.



La natura polisemica del fuoco è visibile anche nel modo in cui questo elemento veniva usato in rituali che in alcuni casi furono tramandati per divenire tradizioni. Nel mondo antico, il fuoco era legato anche alle pratiche agricole, per ottenere la fertilità del terreno e la fecondità degli animali e degli uomini. Tuttavia, esso era usato anche nei rituali d’incinerazione, quale elemento purificatore, per permettere l’accesso dell’anima al regno dei morti. Nondimeno, per evitare d’inquinare il fuoco, il culto romano di Vesta imponeva alle sue ancelle la verginità.
Il focolare simboleggiò anche l’unità e la continuità della comunità e della famiglia. Nel culto della dea greco-romana Hestia/Vesta, a lei e agli antenati spettavano il primo tozzo di pane e il primo sorso di vino, gettato nel focolare domestico dai membri della famiglia. Tutt’oggi in alcune località della Catalogna e dell’Aragona questa usanza sopravvive a Natale. Del resto, in tutta Europa i nuclei familiari erano censiti per “fuochi” fino all’inizio dell’Ottocento.
Il fuoco ha definito immaginari e modellato identità collettive, proprio per essere simbolo al tempo stesso di creazione e distruzione, di purificazione e trasgressione, di fede e potere. Dalle narrazioni mitiche alle pratiche rituali, e in tutte le forme artistiche, è un elemento che attraversa la cultura occidentale con una continuità sorprendente.
Perché il fuoco ha molteplici significati ancora oggi. Nelle candele che accendiamo in chiesa quando ricordiamo qualcuno o chiediamo qualcosa. Nelle fiaccole che illuminano le strade e le piazze durante una protesta. Il simbolismo del fuoco è nel bagliore che accompagna ogni rito collettivo, antico o nuovo che sia.
In un’epoca in cui le trasformazioni tecnologiche e sociali rimettono al centro il tema dell’energia e delle sue implicazioni culturali, il fuoco conserva una forza simbolica che va oltre la sua dimensione materiale. Per esistere davvero, ogni comunità ha bisogno di un fuoco da custodire: che sia un ideale o una tradizione. Questo è forse il suo significato più forte.


