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La prima grande vittoria del mondo occidentale contro l’impero orientale persiano

di Esther Di Gristina
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Dopo la “rivolta ionica”, avvenuta trà il 499 e 494 a.C., Dario I decise di partire per la Grecia, con lo scopo di punire i greci ed espandere il suo impero. Nel 491 a.C. Dario I inviò ambasciatori alle città greche, chiedendo “terra e acqua”.

Sparta e Atene rifiutarono: gli spartani gettarono i persiani in un pozzo, mentre gli ateniesi li imprigionarono. Era il segno di una chiara dichiarazione di guerra. Nel 490 a.C una prima spedizione persiana su Atene fallì grazie alla vittoria ateniese nella piana di Maratona.

Dario I morì nel 486 a.C. Suo figlio, Serse I eredita e riprende i piani belllici del padre, raccogliendo un’immensa armata per attraversare l’Ellesponto (l’attuale Stretto dei Dardanelli) che collega il Mar di Marmana all’Egeo (assieme allo Stretto del Bosforo, fa da confine fra Europa e Asia).

L’esercito persiano, attraverso dei pontoni scavarono un canale artificiale sull’Athos, chiamato “Serse”, e tagliarono l’Istmo di Monte Athos, nella penisola Calcidica in Grecia nel 480 a.C. L’obbiettivo strategico era quello di aggirare il promontorio roccioso del Monte Athos e facilitare il passaggio delle navi durante la spedizione. L’esercito era infatti composto da 120.000 a 300.000 uomini circa (secondo fonti recenti).

Sotto la spinta di Temistocle (generale ateniese, e tra i primi politici di spicco della giovane democrazia di Atene), i Greci decisero di bloccare i persiani con due sforzi combinati: da terra, attraverso il passaggio molto stretto delle Termopili, e dal mare con la battaglia di Capo Artemisio.

La battaglia delle Termopili , fu una battaglia combattuta da una tenace alleanza di poleis(città-stato greche) guidata dal re di Sparta Leonida I, contro l’Impero persiano guidato da Serse I. La battaglia si svolse in tre giorni, fra agosto e settembre del 480 a.C alle Termopili (“le porte calde”).

Un’azione strategica, disperata ma efficace, permise a Leonida I di giungere al passo delle Termopili con circa 7.000 soldati, inclusi i leggendari 300 Spartani, ai quali si aggiunsero i Tespiesi (provenienti dalla Beozia) e contingenti di altre poleis. Il passo delle Termopili era tallonato da mare e montagna e ridusse l’efficacia numerica e pressante dei persiani. Nei primi due giorni, anche gli Immortali persiani subirono gravi perdite!

Un pastore locale, Epialtes, rivelò ai persiani un sentiero segreto: l’Anopoa. Questo tradimento fu la causa della sconfitta greca: il terzo giorno i Greci furono scavalcati e intrappolati. Leonida ordinò la ritirata per la maggior parte dell’esercito. Ma decise di restare con 300 Spartani, i 700 Tespiesi, i 400 Tebani e alcuni Eloti, per coprire la ritirata.

Il corpo di guardia cade in un ultimo ed eroico scontro, corpo a corpo. Così narra una delle principali fonti storiche, Erodoto: I “300 Spartani”, più gli alleati, si sacrificarono non per vincere sul campo; ma per aprire la strada alla vittoria finale della Grecia.

Il sacrificio alle Termopili fu tattico. Sebbene persero la battaglia, Leonida e i suoi alleati ritardarono l’avanzata persiana e mostrarono che l’invincibilità dell’esercito di Serse era un mito. Il sacrificio tattico greco permise di guadagnare tempo e permettere al grosso dell’esercito greco di riorganizzarsi. Questo rafforzò la determinazione dei Greci e diede il tempo per evacuare Atene e preparare la difesa a Salamina.

La flotta greca infatti, contemporaneamente, aveva resistito nella battaglia di Capo Artemisio. Ma dopo la caduta delle Termopili, si ritirò verso Salamina.

Temistocle, leader ateniese, aveva intuito che la chiave per la vittoria greca sui persiani era il dominio navale. Quindi attirò la flotta persiana nello stretto di Salamina, dove la superiorità numerica nemica era un handicap, e le triremi greche, più piccole e agili, inflissero una pesantissima sconfitta alla marina persiana.

Serse, temendo di restare bloccato in Grecia senza rifornimenti, tornò in Asia con gran parte del suo esercito. Lo scontro decisivo era soltanto rimandato.

Le forze greche, per la prima volta davvero unificate sotto il comando di Sparta, affrontarono i persiani guidati da Mardonio nella piana di Platea, vicino Tebe, nel 479 a.C. Lì si consumò la battaglia finale di terra, dove i Greci distrussero completamente le forze persiane. In parallelo, a Capo Micale (Asia Minore), anche la flotta greca vinse decisamente, segnando definitivamente l’arresto dell’invasione persiana.

Gli esiti delle battaglie in Grecia delle Guerre Persiane furonola prima grande vittoria del mondo occidentale contro un impero orientale. Le Guerre Persiane continuarono in Asia Minore, ma la minaccia dell’invasione in Grecia finì. Nacque l’orgoglio panellenico, che portò all’età d’oro di Atene.

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