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“Vajont – La diga del disonore”: al cinema la tragedia del 9 ottobre 1963, uno dei più gravi disastri ambientali e ingegneristici italiani

di Esther Di Gristina
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Gli avvenimenti narrati in questo film si inseriscono nel periodo degli anni ’50 -’60 in Italia. L’epoca del boom economico e della grande fiducia nelle opere ingegneristiche. Al livello di contesto socio-politico, la crescita industriale portava con sé una scarsa attenzione alla sicurezza ambientale, dovute alle pressioni economiche da parte di grandi società energetiche.

Sintesi e cronologica delle vicende reali

Durante gli anni ’20 e’30 si svilupparono le prime idee di costruire una grande diga nel bacino del Vajont (Friuli-Venezia Giulia). Nel 1943 la prima concessione per lo sfruttamento idroelettrico, successivamente nel 1956 la SADE (Società Adriatica di Elettricità) ottenne la concessione per la realizzazione della diga. Negli anni che seguirono fra 1957 e il 1960 , avvenne la costruzione della diga del Vajont.

La diga fu realizzata con un’altezza di 261,6 m, allora la più alta al mondo. Monte Toc è una montagna situata nelle Prealpi Carniche, nella regione Friuli Venezia Giulia, in Italia, si trova vicino alla valle del Vajont, al confine con il Veneto, con un altezza di circa 1.921 metri e posizionato nei pressi di Erto e Casso, in provincia di Pordenone.

Ma nel 1960 si manifestarono le prime frane e segni di instabilità del Monte Toc che in friulano significa “pezzo” o “tronco”, probabilmente riferito alla forma del monte. Successivamente, nel 1963 (settembre) riemersero altri forti segnali di frana, ma continuarono comunque all’innalzamento del livello dell’invaso. Fino a quando il 9 ottobre 1963 alle ore 22:39, la frana di 270 milioni di m³ di roccia nel bacino provocò un’onda che, superata la diga, devastò il paese di Longarone e altri paesi limitrofi. Le vittime ammontarono a circa 1.910.

I lunghi processi che si svolsero fra gli anni ’70 e ’90 si risolsero con condanne lievi a pochi responsabili, ma i bilanci della tragedia restarono incalcolabili. Interi paesi cancellati e danni economici enormi, mai realmente risarciti in maniera adeguata ai superstiti, provocando un impatto sociale di sfiducia verso le istituzioni e la percezione di impunità per i colpevoli.

“Vajont – La diga del disonore” il film realizzato nel 2001

Racconta la costruzione della diga e il disastro, alternando la prospettiva degli ingegneri, delle autorità e della popolazione locale. Lo stile cinematografico è fortemente drammatico, con inserti storici e ricostruzioni.

I personaggi principali sono l’Ingegner Biadene (interpretato da Michel Serrault) dirigente della SADE e Tina Merlin (interpretata da Anita Caprioli) la giornalista che denunciò preventivamente i i rischi.

La critica cinematografica

Aspetti positivi: Buona ricostruzione storica e ambientale, con il merito di aver riportato l’attenzione su una tragedia spesso dimenticata.
Aspetti negativi: Eccesso di retorica e drammatizzazione, alcune libertà narrative discutibili. Gli effetti speciali poco convincenti per l’epoca.
Accoglienza: Recensioni contrastanti; il film fu apprezzato per l’intento civile e meno per la realizzazione artistica.

Considerazioni e conclusioni

Il film ha un forte valore di denuncia, ma non raggiunge vette artistiche elevate. È utile per comprendere la negligenza tecnica, l’avidità economica e le responsabilità politiche che portarono al disastro. Rimane una testimonianza importante, ma da integrare con fonti storiche e documentari per avere un quadro più completo.

Vajont – La diga del disonore (2001) con la Regia di Renzo Martinelli, ricostruisce il disastro del Vajont del 1963, causato dall’incuria e dalla pressione economica che portarono alla morte di quasi 2.000 persone. Il film, pur con limiti narrativi e tecnici, ha il merito di riportare alla memoria una delle più grandi tragedie italiane, ”ricordando come l’arroganza ingegneristica e l’avidità possano trasformarsi in catastrofe”.

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