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Il terremoto di Messina e Reggio Calabria nel 1908

di Esther Di Gristina
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Uno dei più devastanti della storia europea moderna è stato senza dubbio il terremoto di Messina e Reggio Calabria del 28 dicembre 1908.

Le cause furono di origine geologica. Il terremoto di magnitudo stimata 7.1 sulla scala Richter si sviluppò in un’area ad alta sismicità, lungo la faglia dello Stretto di Messina, dove la placca africana e quella eurasiatica interagiscono. L’ipocentro fu a circa 9 km di profondità, con epicentro proprio nello Stretto.

La conseguenza fu uno tsunami: pochi minuti dopo la scossa principale, un maremoto con onde alte fino a 13 metri colpì le coste calabresi e siciliane, amplificando la distruzione.

La scossa, registrata alle 5:20 del mattino, mentre la popolazione dormiva, distrusse le città e rovinò l’esistenza di tante famiglie. Messina e Reggio Calabria furono rase quasi completamente al suolo. Le vittime: tra 80.000 e 120.000 morti (stime variabili), pari a circa la metà della popolazione di Messina.

Molti morirono sotto le macerie, altri furono travolti dallo tsunami o morirono nei giorni successivi, per mancanza di soccorsi. Mentre epidemie e fame si sviluppavano, mancavano acqua potabile, cibo e cure mediche; il rischio di colera e tifo portò all’uso di fosse comuni per seppellire i morti. Le testimonianze raccontano di città ridotte a cumuli di macerie, incendi, cadaveri insepolti e fame.

Il Re Vittorio Emanuele III di Savoia e la Regina Elena partirono da Roma già nei primissimi giorni dopo il sisma. La Regina fu particolarmente lodata perché assistette di persona i feriti, recandosi negli ospedali e tra i superstiti, mentre Vittorio Emanuele III si recò tra le rovine di Messina per portare solidarietà ai superstiti e coordinare, per quanto possibile, i soccorsi.

Arrivarono aiuti da vari Paesi: Russia, Gran Bretagna, USA, Grecia, ecc., fu una delle prime grandi operazioni di soccorso internazionale in Europa.

Il Re ordinò alla Marina e all’Esercito di intervenire immediatamente. Le navi da guerra furono tra i primi mezzi a portare soccorsi e a trasportare feriti e superstiti lontano dalle città devastate. Migliaia di sopravvissuti furono sfollati in altre zone d’Italia o emigrarono, anche verso le Americhe. Molti messinesi e reggini scelsero di non tornare e si stabilirono altrove, accentuando il fenomeno migratorio del Sud Italia.

Messina e Reggio furono quasi completamente ridisegnate urbanisticamente, ma la loro ricostruzione fu lenta e difficoltosa. Si pianificarono nuove norme edilizie antisismiche: l’esperienza portò all’introduzione di regole più severe sulle costruzioni (anche se spesso applicate solo parzialmente).

L’intervento diretto della famiglia reale accrebbe la popolarità della monarchia, in un momento in cui lo Stato era duramente criticato per la lentezza e l’impreparazione nei soccorsi. In sintesi, l’intervento del re non fu solo simbolico ma anche operativo: la sua presenza a Messina e l’impegno della regina Elena ebbero un forte valore umano e politico, contribuendo a rafforzare temporaneamente il legame tra monarchia e popolazione.

Comunque, il trauma fu collettivo: il disastro lasciò una memoria duratura, influenzando la cultura, la letteratura e la politica dell’Italia del primo Novecento.

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