Passeggiando per il lungomare Garibaldi si può ammirare una delle tantissime chiese di Milazzo: Santa Maria Maggiore. L’esterno dell’edificio, con facciata tripartita, è di stile prettamente neoclassico, con paraste doriche.
Si accede al tempio da una rampa di gradini che portano al sagrato semicircolare, circondato da una nuova balaustra ricostruita nei primi decenni del secolo scorso. Il timpano è sormontato da un arco ed una finestra. Il campanile venne demolito nel 1909, l’anno successivo la parziale distruzione del terremoto.
Sulla facciata si possono leggere due lapidi in memoria della presenza e il riposo di Giuseppe Garibaldi in questo posto (le meditazioni sul Consiglio di guerra del 22/23 luglio per giudicare la condotta del capitano Liparchi comandante della fregata “Tuköry”).
La prima lapide venne posta nel 1932 e ricorda la fatidica giornata del 20 luglio 1860: si nota un bassorilievo che riproduce il volto del generale a sinistra e un fascio littorio imperiale a destra. L’opera è di Tommaso Cassisi.
La seconda lapide posta per il centenario della battaglia ha sostituito quella che ricordava l’avvento della Repubblica in Italia. Ricordo ancora le seguite e belle manifestazioni che si tennero in tutta la città per il centenario della battaglia.
La lapide per l’istituzione della Repubblica venne collocata il 20 luglio del 1946 e osannava la nuova forma di governo, opera degli scultori Claves e Lo Schiavo, essa riporta l’effige di Mazzini in un medaglione. La scritta recita: “Dopo 86 anni dalla memoranda battaglia – salutando l’avvento della Repubblica Italiana – Milazzo garibaldina riconsacra nel nome di Giuseppe Mazzini – l’antica fede nella libertà” XX luglio 1946 Promotore il P.R.I. Dettata dall’avv. Giovanni Battista Impallomeni. Codesta venne collocata nel 1960 in via Mazzini.
All’interno, su struttura barocca, primeggia lo stile rococò.
S. Maria Maggiore, sita a Vaccarella, sorge nel 1621 sulle antiche spoglie della chiesa di S. Ermo, Elmo o S. Erasmo e le vestigia del successivo bastione, che porta lo stesso nome, fatto costruire dal viceré Marco Antonio Colonna nel 1581. Codesto nei primi due decenni del XVII secolo venne trasformato nella chiesa di Gesù e Maria e precisamente nel 1632. Trent’anni dopo divenne sacramentale e parrocchia assumendo l’attuale nome solo nel 1755. L’edificio fu ristrutturato in stile neoclassico da Antonio Tardì (1780 – 1860).
Il tempio è caratterizzato da una navata unica con un imponente altare maggiore del 1750; il coro ligneo è del 1775. La volta venne affrescata dall’illustre pittore Scipione Manni (1705 – 1770) poi morto a Milazzo. Tra le pitture primeggia la figura di “Gesù Cristo che caccia i mercanti dal tempio”, la “Madonna della neve” con ai lati la“Natività” e “L’Adorazione dei Magi”. Nei riquadri minori o lunette parietali si osservano la “Cecità di Abramo”, “Davide” verso la porta di ingresso e “La Vergine che vince sul male e protegge la Chiesa di Cristo” in alto sul soffitto. Nell’abside si ammira la “Presentazione di Gesù al Tempio”.
Sul lato epistole (in cornu epistolae) si osserva l’effige di S. Espedito e in una nicchia il bambinello di Praga. Il primo altare è dedicato alla SS. Trinità. Segue l’altare dell’Immacolata Concezione con quadro raffigurante la Madonna con S. Erasmo e S. Girolamo. Pregevole il pulpito del 1758 ed il fonte battesimale di stile barocco e seguito dall’antica cripta rinvenuta durante i restauri del 1974.
La navata del lato evangelo (in cornu Evangelii) presenta un affresco con S. Andrea apostolo. Il primo altare è dedicato a Gesù Bambino è sormontato da una tela del XVIII sec. che raffigura la Madonna affiancata da Santi e Beati. Il secondo altare è dedicato al SS. Crocifisso con dipinto della Madonna del Rosario, un altro del XVIII sec. riproduce la Madonna Addolorata, Maria Maddalena e S. Giovanni Evangelista.
Presenti anche i sepolcri delle famiglie Greco del 1869, Calcagno del 1880 e dei proprietari dei terreni limitrofi. Seguono altre sepolture di figure prestigiose della città.
Dietro l’edificio c’è il cosiddetto “Rivotu”, nel passato capolinea delle diligenze dove invertivano la marcia per tornare indietro.