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Prima del Natale c’erano i Saturnalia e li celebriamo ancora senza accorgercene

di Antonietta Patti
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natale dipinto saturnalia

Tra qualche giorno festeggeremo il Natale, la festa più attesa dell’anno. Ma già da qualche settimana riempiamo le tavole e ci scambiamo regali: usanze e gesti che trovano radici profonde nelle tradizioni romane dei Saturnalia che, spesso senza saperlo, continuiamo a perpetrare. Proprio come noi, anche i nostri antenati non vedevano l’ora di festeggiare!

Va detto che il Natale sembra arrivare molto prima del 25 dicembre, soprattutto al Sud Italia! L’atmosfera natalizia comincia ad ammantare le nostre città, attraverso decorazioni e luci colorate, già a novembre, non appena si conclude il periodo della festa dei morti e Halloween. E poi, quasi tutto il mese di dicembre è colmo di momenti di condivisione, da passare con familiari e amici, coi quali ci scambiamo pensierini e regali.

Nel calendario romano, pieno di festività dedicate ai molteplici dei del pantheon pagano, una festa particolare era quella dei Saturnalia, a dicembre. La festa era in onore di Saturno: la personificazione del tempo stesso, che scorre inesorabile. E proprio come noi, i romani vivevano questa festa con allegria e voglia di condividere.

Con i Saturnalia si chiudeva il calendario romano più arcaico. Si partiva il 17 dicembre, con un solenne sacrificio al tempio di Saturno, al quale seguiva il convivium publicum, ossia un pubblico banchetto sacrificale. Si proseguiva con un lectisternio eseguito dai senatori, ovvero un banchetto offerto agli dei, per chiedere la loro protezione. Dopodiché, si procedeva con una processione che terminava al tempio di Saturno alle pendici del Campidoglio, nell’attuale zona del Foro Romano. L’ultima processione, stavolta per ringraziare gli dei, si svolgeva il 23 dicembre, giorno della festa dei Larentalia.

Il periodo dei Saturnalia era chiamato anche delle Feriae Servorum, poiché in quei giorni si replicava la mitica età d’oro di Saturno. Il regno di Saturno fu un’età d’innovazione, poiché il dio inventò l’agricoltura, il miele, la coltivazione degli alberi da frutto, l’innesto delle piante, e persino la cucina. Per gli Uomini doveva essere alquanto primitiva e d’incoscienza, ma non c’era differenza tra uomini liberi e schiavi, e v’era abbondanza di cibo per tutti.

Mentre la società romana era decisamente classista e schiavista. Tuttavia, durante i Saturnalia gli schiavi potevano permettersi delle libertà che normalmente non avrebbero potuto neanche pensare. Come giocare d’azzardo, attività solitamente loro proibita. Addirittura si rovesciavano i ruoli: i padroni servivano a tavola i servi, che potevano rispondere come uomini liberi ai loro signori.

Infatti, il periodo dei Saturnalia era anche quello prediletto per l’affrancamento degli schiavi. Questi ultimi, una volta liberati, votavano a Saturno il segno della propria schiavitù: gli anelli di bronzo.

Saturno era una divinità del mondo sotterraneo, perciò è probabile che i Saturnalia avessero un carattere agricolo. I rituali in suo onore dovevano favorire il germogliare della semina appena conclusa, per garantire i futuri raccolti e la risultante sopravvivenza della società. Insomma, durante i Saturnalia si praticavano riti coi quali ci si augurava un nuovo anno dai raccolti abbondanti e un futuro migliore. Un po’ come facciamo oggi per Capodanno.

Per tutti i giorni dei Satunalia era vietato lavorare, combattere e portare il lutto. Non potevano neppure svolgere i processi e davano la grazia ai condannati. Questi poi offrivano simbolicamente le loro catene al dio grazie al quale erano stati liberati.

In questi giorni di festa era uso per i romani accendere candele, preparare banchetti di quartiere, e scambiarsi doni simbolici chiamati strenne. I romani brindavano gridando: Io Saturnalia, bona Saturnalia.

Anche privatamente, durante i Saturnalia abbondavano sacrifici e banchetti. In special modo, era uso sacrificare un maiale al proprio Genius, e prodotti agricoli, come formaggio e cereali, a Saturno. Nei banchetti tra amici, che potevano sfociare in vere e proprie orge, si scambiavano gli xenia (regali da dare agli ospiti) e gli apophoreta (doni estratti tramite sorteggio).

In particolare il 20 dicembre i romani usavano scambiarsi dei doni: i sigillaria, i Sigilli e i Ceri. I sigillaria potevano essere beni di basso valore (utensili, libri, lanterne, ecc…) oppure oggetti di lusso (gioielli, abiti, schiavi, ecc…). I Sigilli erano riproduzioni di bambole per bambini, in argilla o in pasta, da appendere alle porte delle case per proteggerne gli occupanti. I Ceri erano candele da accendere durante i banchetti a scopo apotropaico e d’invito al sole e alla vita.

Simile ai nostri cesti natalizi, era la Saturnalicia sportula: una versione speciale della normale sportula (il “paniere” riempito di beni in natura o in denaro) che i domini usavano donare ai propri clientes .

Mercatino di Natale, Piazzale Ungheria a Palermo (foto di A. Patti)

I doni, i Ceri e i Sigilli che venivano scambiati il 20 dicembre potevano essere acquistati nei negozi. Come in quelli che si trovavano lungo la Via Sigillaria a Roma, dove lavoravano i sigillarii: gli artigiani che costruivano e vendevano le bambole. Esistevano pero, anche alcuni mercati specifici, dai quali deriverebbero i nostri mercatini di Natale.

Uno di questi veniva allestito nel porticus delle Terme di Traiano sul colle Oppio. Un altro nei Saepta Iulia (edificio costruito nei pressi del Pantheon) dove sulle “librerie” erano esposti in particolare delle piccole capanne e le statuette dei Lari da inserirvi.

Ma dove noi festeggiamo per quasi un mese, i romani si limitavano a una settimana. Esattamente come oggi però, anche per gli antichi romani solo i giorni in cui cadevano le festività religiose erano davvero festi (“festivi”), mentre gli altri erano feriati (“feriali”).

I Saturnalia erano un periodo di festa molto popolare. Quando la festa venne istituita durava solo un giorno, ma per volere popolare il periodo venne prolungato a sette giorni. Durante l’eta augustea (tra I secolo a.C. e I secolo d.C.) i festeggiamenti vennero inizialmente limitati a tre giorni, ma in eta domizianea (fine I secolo d.C.) tornarono a durare nuovamente sette giorni.

La festività dei Saturnalia era cosi amata, da tutta la società romana, che ha avuto la fortuna di rimanere in voga fino all’Editto di Tessalonica (380 d.C.) che bandì tutte le religioni a esclusione di quella cristiana. Forse proprio il grande interesse popolare verso i Saturnalia ha permesso la nascita di periodi festivi come quello del Natale che viviamo noi oggi.

Come abbiamo visto, ci sono molti aspetti del nostro Natale che somigliano agli usi romani dei Saturnalia. Nel modo di festeggiare a lungo, ben prima del 25 dicembre e fino all’Epifania. Per come prepariamo le nostre città e le nostre case, con decorazioni e luci, per stare con amici e parenti. Nella speranza con la quale preghiamo e auguriamo un anno migliore del precedente.

Dai Saturnalia al Natale, cambiano i nomi e i simboli, ma resiste il desiderio di un tempo diverso, sospeso, in cui la comunità si riconosce e si rinnova. Ogni anno attraversiamo questo periodo pieno di tradizioni, e ripercorriamo senza saperlo le orme dei nostri antenati romani. Un’eredità antica che continua a esistere sotto le nostre abitudini moderne.

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