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Piana degli Albanesi e i fatti di cronaca del Risorgimento

di Esther Di Gristina
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Pochi giorni dopo l’11 maggio 1860 , data dello sbarco a Marsala di Garibaldi e dei Mille, il 15 maggio si consumò la Battaglia di Calatafimi, prima vittoria garibaldina in Sicilia.

Il 19 maggio Garibaldi supera Pioppo (Monreale), ma decide di retrocedere attraverso Altofonte (allora chiamato Parco), obbiettivo del suo piano circondare e conquistare Palermo, che era difesa da numerose truppe borboniche. Altofonte si trova su un’altura che domina Palermo, quindi rappresentava una posizione strategica per l’osservazione e il controllo militare, tuttavia, non si trattenne a lungo ad Altofonte. La sua tattica era la mobilità rapida, per sorprendere e disorientare il nemico, quindi restare troppo a lungo in un solo punto era rischioso, era necessario raggiungere altri luoghi strategici nella zona per completare il controllo e la conquista della città.

Garibaldi andò ad Altofonte per motivi strategico-militari e di calcolo, così si spostò subito dopo per proseguire fino a Piana degli Albanesi (allora chiamata Piana dei Greci), località che lo accolse calorosamente , il 24 maggio 1860 Garibaldi e i suoi si accampano sul poggio della Madonna dell’Udienza, a sud-est di Piana dei Greci. Il Generale scelse questocolle posizionato a sud-est di Piana per il campo temporaneo dove ideò la mossa e mise in atto la sua strategia diversiva e tattica ,ecco cosa accadde:

Garibaldi con uno stratagemma militare, simulando una ritirata verso Corleone, durante lanotte del 24 Maggio, incaricò il Colonello Vincenzo Orsini a partire da Piana e guidare una colonna verso Corleone, insieme a bagagli, uomini e ‘artiglieria.

Questa mossa faceva parte di una serie di azioni diversive, con l’obiettivo di confondere le truppe borboniche e preparare l’avanzata su Palermo. Il Generale Garibaldi, con circa 750 volontari, prese una direttrice più interna verso Santa Cristina Gela, fermandosi la notte a Pianetto (Chianetto) vicino al paese.

Successivamente deviò verso Marineo, passandovi la notte del 25 maggio, e poi la notte successiva proseguì verso Misilmeri. Iniziò così la marcia verso Gibilrossa, il 26 maggio vi sostò, preparando l’attacco finale su Palermo. Questo avvenne fra il 27 e 30 maggio con l’insurrezione popolare e scontri per la conquista della Città da parte dei garibaldini e i rivoluzionari.

Dopo la partenza di Garibaldi intorno al 26 maggio, preceduta dalla colonna di Orsini il 24 e 25 maggio, la comunità rimase effettivamente esposta. Infatti forze borboniche, composte da circa 3.000 soldati comandati da Von Mechel e Del Bosco arrivarono a Piana dei Greci nel tentativo di punire o intimidire i paesi che avevano sostenuto Garibaldi o lo avevano ospitato.

Per questo i borbonici occuparono temporaneamente il paese e in quell’occasione ci furono saccheggi e violenze: testimonianze storiche riportano furti, incendi e maltrattamenti della popolazione civile. I Borboni vi rimasero fino alla sera del 26, muovendosi poi in direzione della “colonna Orsini” credendola che con essa ci fosse l’intera spedizione garibaldina

La popolazione arbëreshë di Piana mantenne vivi i contatti e ospitò patrioti mazziniani, fra cui Rosolino Pilo e Giovanni Corrao, fornendo supporto politico e logistico anche dopo l’uscita di Garibaldi dal paese.

Molti giovani del paese parteciparono attivamente ai moti risorgimentali, e alcuni persero la vita nei combattimenti mandati avanti nel periodo successivo nelle varie fasi di operazioni risorgimentali. Gli furono guide fedeli e sicure Nino Petrotta ,Giuseppe Doranghrichia insieme a Giacinto Musacchia, uno dei volontari garibaldini più ricordati del paese, Pietro Camarda, caduto in combattimento e celebrato a livello locale, e Francesco Serio, altro giovane pianaese che morì per la causa dell’Unità.

Piana si consolidò come uno dei centri centrali della cultura arbëreshë in Sicilia, preservando la lingua, il rito bizantino, le tradizioni e diventando fucina di Nicola Barbato (nato nel 1856). Il medico, originario di Piana, fu tra i fondatori dei Fasci Siciliani fra il 1892 e il 1894, che rappresentò un punto di riferimento per il movimento operaio e contadino.

A lui è dedicato un Museo Civico, a testimonianza della storia del paese. La comunità divenne cenacolo di dinamiche politiche, sociali e linguistiche, promuovendo tra l’altro istruzione bilingue in albanese e italiano, e riconoscendo l’identità italo-albanese anche nelle istituzioni civiche.

Nel primo dopoguerra, Piana fu fulcro della lotta contadina e del movimento socialista, finendo al centro di eventi significativi come la lotta sindacale dei Fasci (guidati da Barbato) e le ripercussioni politiche anche nell’Italia Repubblicana.

Il 29 maggio 1910, nel Cinquantesimo anniversario di quei fatti, fu inaugurato un obelisco commemorativo presso la “contrada Madonna dell’Udienza”, in memoria dell’accampamento di Garibaldi e del contributo degli arbëreshë alla causa del Risorgimento. Oggi è purtroppo ridotto quasi un rudere dimenticato dalla collettività.

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francesco paolo pasanisi 5 Dicembre 2025 - 11:42

interessante

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