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“La Battaglia di Algeri” dalla storia al film di Pontecorvo

di Esther Di Gristina
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Il film del 1966, diretto egregiamente da Gillo Pontecorvo, parla di un periodo storico cruciale della Guerra d’Algeria per l’indipendenza dalla Francia. La conquista dell’Algeria da parte della Francia è un processo che ebbe inizio nel 1830 e si protrasse per decenni, diventando una delle più importanti e brutali campagne coloniali francesi.

Le cause che spinsero la Francia a questa impresa sono molteplici. Motivi politici interni, perché il re Carlo X voleva distrarre l’opinione pubblica dai problemi interni della monarchia borbonica, rafforzando il suo prestigio con un’impresa militare. Sperava che una vittoria militare potesse consolidare il regime e deviare l’attenzione da tensioni sociali e crisi politiche.

Algeri era una base importante nel Mediterraneo per il commercio e la pirateria, ma aveva anche un debito verso commercianti francesi (soprattutto per forniture di grano), che la Francia usò come pretesto per l’intervento. Inoltre, la Francia voleva rafforzare la propria influenza nel Mediterraneo e competere con altre potenze coloniali europee (come il Regno Unito).

Il pretesto diplomatico fu l’incidente del “ventaglio”. Nel 1827 il Dey di Algeri Hussein, conosciuto come Al-Husayn III ibn al-Husayn , era l’ultimo governatore ottomano della Reggenza di Algeri fu in carica dal 1818 al 1830, era il titolo dei reggenti di Algeri e del Pascia’ di Tripoli durante l’impero Ottomanno.

Il famoso episodio del “colpo del ventaglio” subito dal console francese Pierre Deval nel 1827 durante una disputa su debiti non pagati, fu uno dei pretesti, cioè “casus belli”, utilizzati dalla Francia per giustificare un blocco navale e poi l’invasione di Algeri nel 1830. Lo sbarco a Sidi Ferruch (1830) avvenne Il 14 giugno 1830, un esercito francese di circa 37.000 uomini sbarcò vicino ad Algeri. Dopo rapide battaglie, il Dey si arrese e Algeri fu occupata.

Nonostante la presa di Algeri, la conquista dell’intero territorio algerino fu lenta e violenta, nacque una lunga resistenza guidata dal leader Abd el-Kader, ma fu sconfitta solo nel 1847. La Francia avviò una colonizzazione massiccia, confiscando terre agli algerini e insediando coloni europei (detti “pied-noirs“). L’Algeria divenne ufficialmente parte integrante della Francia nel 1848 e fu divisa in tre dipartimenti.

La distruzione sociale ed economica delle strutture tradizionali algerine, con milioni di morti e deportazioni a causa della repressione, fu l’inizio di oltre 130 anni di dominazione coloniale francese, fino all’indipendenza nel 1962 dopo una guerra lunga e sanguinosa (1954–1962).

La popolazione algerina musulmana (la maggioranza) era discriminata politicamente ed economicamente rispetto ai coloni europei (detti “pieds-noirs“). Il 1° novembre 1954, il FLN (Fronte di Liberazione Nazionale) avviò una rivolta armata per ottenere l’indipendenza, dando inizio alla” guerra d’Algeria”.

La guerra fu estremamente violenta, con torture, attentati, rappresaglie e una crescente pressione internazionale sulla Francia. L’obbiettivo degli avvenimenti era per il controllo della capitale, la battaglia ebbe luogo tra l’estate del 1956 e l’autunno del 1957.

Il FLN lanciò una campagna di terrorismo urbano ad Algeri, colpendo obiettivi francesi, stazioni di polizia, caffè frequentati da europei e simboli dell’autorità coloniale. il fine era quello di dimostrare che il FLN poteva controllare la città e attirare l’attenzione internazionale. La reazione francese non si fece attendere: Il governo francese affidò il controllo della città alla 10ª Divisione Paracadutisti, guidata dal generale Jacques Massu. Fu avviata una controguerriglia sistematica, che includeva: Arresti di massa nei quartieri musulmani (Casbah) torture sistematiche durante gli interrogatori, sparizioni forzate e repressione extragiudiziale.

Il FLN agiva attraverso piccole cellule terroristiche, alcuni attentati famosi furono realizzati da donne che trasportavano bombe in borsette nei quartieri francesi. I paracadutisti francesi riuscirono, grazie alla tortura e all’intelligence, a smantellare la rete del FLN ad Algeri.

Nell’autunno del 1957, il FLN fu militarmente sconfitto in città, ma la repressione brutale causò una crescente indignazione in Francia e all’estero. Dopo anni di guerra e instabilità politica in Francia, il Presidente Charles de Gaulle avviò dei negoziati con gli “Accordi di Évian-les-Bains” (un piccolo comune francese dell’Alta Savoia).

Gli accordi stabilirono il cessate il fuoco immediato, il riconoscimento del diritto all’autodeterminazione per il popolo algerino, la possibilità per i coloni francesi (i “pieds-noirs“) di restare in Algeria o di rientrare in Francia.

Il referendum e indipendenza: Il 1º luglio 1962, si tenne un referendum in Algeria: oltre il 99% degli algerini votò a favore dell’indipendenza. Il 5 luglio 1962, l’Algeria proclamò ufficialmente la sua indipendenza e la fine di una guerra sanguinosa durata quasi otto anni. La firma di accordi politici e il referendum popolare sancì la fine di 132 anni di colonizzazione francese.

La Battaglia di Algeri è diretto da Gillo Pontecorvo e scritto con Franco Solinas e con la partecipazione di Saadi Yacef, ex comandante FLN. Girato in stile neorealista, con attori non professionisti, mostra entrambe le parti del conflitto con imparzialità e forte realismo.

È ancora oggi studiato nelle accademie militari per il suo ritratto della guerra asimmetrica e della controguerriglia urbana. La Battaglia di Algeri segnò un punto di svolta nella guerra: pur sconfitti militarmente, i nazionalisti algerini ottennero una vittoria politica e propagandistica.

La riflessione conclusiva sul pensiero di Gillo Pontecorvo, non può prescindere dal suo impegno politico, dalla sua concezione del cinema come strumento di coscienza civile e dalla sua capacità di raccontare la complessità della lotta per la libertà senza retorica. Pontecorvo, pur dichiarandosi comunista e antifascista, scelse sempre uno sguardo critico e umanista, evitando le semplificazioni ideologiche.

La battaglia di Algeri, racconta il conflitto tra il Fronte di Liberazione Nazionale algerino e l’esercito francese con uno stile quasi documentaristico, senza eroi assoluti o colpevoli univoci, ma mettendo in luce i meccanismi della repressione coloniale e della resistenza. Il suo pensiero si traduce in un’etica della rappresentazione: denunciare l’ingiustizia, dare voce agli oppressi, ma anche interrogarsi sulle conseguenze morali della violenza, da qualunque parte essa provenga. Il film infatti non glorifica la guerra, ma mostra come essa sia sempre una tragedia, anche quando è necessaria.

In conclusione, il pensiero di Pontecorvo è un invito alla coscienza critica: il cinema, per lui, non era evasione ma presa di posizione, un modo per partecipare attivamente alla storia, con lo sguardo lucido di chi sa che non esistono verità semplici, ma che la giustizia, la dignità e la libertà sono battaglie che vale sempre la pena raccontare.

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