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Grano duro siciliano: il paradosso illustrato da Giuseppe Scarlata

di Giulio Ambrosetti
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Meno male che i cittadini siciliani non sono informati sulle ‘genialate’ dell’Unione Europea, del Governo nazionale e della Regione Siciliana

Impossibile non riprendere questo post su Facebook pubblicato dal mio vecchio amico, Giuseppe Scarlata, titolare di un’azienda agricola e zootecnica nel Nisseno. Scarlata produce formaggi di pecora di alta qualità. Superbo il pecorino della sua azienda, sia quello classico, sia quello stagionato in salamoia avvolto nel pepe nero macinato. Deliziosi anche i formaggi freschi, dalla tuma al primosale. E naturalmente le ricotte fresche, infornate e salate.

In Sicilia il prezzo del grano duro è così basso che non copre le spese per produrlo

“Se Dio vuole – scrive Scarlata, commentando la produzione di grano duro che si coltiva nella sua azienda – ci sarà un discreto raccolto. Peccato che il prezzo del grano è talmente basso che non copre le spese. Noi per fortuna è da oltre un decennio che non svendiamo grano perché lo misceliamo con altri cereali e facciamo mangime per i nostri animali.

Ma il paradosso è che le nostre pecore sono alimentare con grano a tossine zero e noi umani ci alimentiamo con pasta e pane fatti con grani esteri contaminati”.

Per la cronaca, un quintale di grano duro, in Sicilia, viene venduto 20 euro. A fronte di un costo di produzione di circa 40 euro al quintale. In pratica, si lavora in perdita. Forse per spingere gli agricoltori ad affittare o vendere i propri terreni a seminativo ai ‘signori dei pannelli fotovoltaici’.

Grano estero: nei Paesi freddi e umidi viene fatto maturare artificialmente con il trattamento a base di glifosato in pre-raccolta

Eh sì, è il paradosso voluto dall’Unione Europea che, dal 2006, ha innalzato i limiti dei contaminanti del grano (glifosato e micotossine) per consentire al grano estero – duro e tenero – di entrare in Europa

Si tratta di grano – sempre duro e tenero – coltivato anche nelle aree fredde e umide che non arriva a maturare naturalmente per mancanza di sole e che viene fatto maturare artificialmente con il trattamento di glifosato in pre-raccolta

Ciò comporta, inevitabilmente, la presenza di residui di glifosato nel grano entro i limiti previsti dall’Unione Europea: limiti che, però, dal 2006, sono stati innalzati. Non solo.

Il grano estero arriva in Italia con le navi le cui stive non sono a temperatura controllata. Se il grano non viene trattato l’eventuale presenza di umidità può provocare la presenza di funghi che producono micotossine; se viene trattato per bloccare i funghi conterrà inevitabilmente residui dei prodotti chimici.

Morale: la considerazione finale di Scarlata non fa una grinza: “… il paradosso è che le nostre pecore sono alimentare con grano a tossine zero e noi umani ci alimentiamo con pasta e pane fatti con grani esteri contaminati”.

Le pecore mangiano meglio degli umani

In Sicilia le pecore dell’azienda agricola e zootecnica Scarlata mangiano meglio di noi umani. Di questo dobbiamo ringraziare l’Unione Europea ma anche il Governo nazionale e la Regione siciliana. Il Governo nazionale avalla questo sistema che conviene alle imprese agro-industriali. La Regione siciliana, Statuto alla mano, potrebbe bloccare i prodotti agricoli esteri che invadono’ la nostra Isola ma non lo fa. 

Direte: le opposizioni di centrosinistra non potrebbero contestare l’operato dell’attuale Governo regionale di centro-destra? No, perché i partiti di centrosinistra sono globalisti quanto i partiti di centrodestra. 

Chi ne paga le conseguenza sono gli agricoltori siciliani, costretti a produrre grano duro in perdita e i cittadini siciliani che portano sulle proprie tavole derivati del grano estero coltivato Iddio sa come…

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