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L’Unione europea non si unisce agli USA contro l’Iran per liberare lo Stretto di Hormuz: “Non è la nostra guerra”. In realtà la chiusura di questo braccio di mare affonderà l’economia europea

di Giulio Ambrosetti
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In questa guerra sta passando in secondo piano la libertà dei 92 milioni di abitanti dell’Iran. Il presidente Trump ha creato due paradossi

I ‘Capi’ dell’Unione Europea non ne vogliono sapere di operare insieme con gli Stati Uniti d’America per liberare lo Stretto di Hormuz. “Non è la nostra guerra”, dicono gli ‘europeisti’. Questa notizia oggi è su tutti i media. Io mi sono occupato di tale argomento ieri in un articolo che è stato pubblicato da MediaOnOnline.

Davvero gli ‘europeisti’ sono convinti che la guerra in Iran non abbia nulla a che dividere con le sorti dell’Europa? In questa storia si dimentica che l’Iran è un Paese di 92 milioni di persone tenute sotto scacco da un regime teocratico. Siamo sicuri che tutti gli abitanti dell’Iran siano felici di vivere in un Paese governato nel nome di una religione? L’Iran è un Paese liberale o dispotico? La libertà di queste persone interessa solo gli Stati Uniti d’America?

Detto questo, a proposito della guerra nel Golfo Persico, la tesi che sostengo è che il presidente USA, ha creato due paradossi.

Gli ‘europeisti’, pur di andare contro l’attuale amministrazione americana, si stanno dando la zappa sui piedi

Primo paradosso: il presidente americano Donald Trump ha lanciato una proposta che, se messa in atto, penalizzerebbe economicamente gli Stati Uniti d’America. Infatti, se l’Unione Europea dovesse decidere di inviare militari nello Stretto di Hormuz per renderlo navigabile, ebbene, già solo questa notizia farebbe abbassare il prezzo del petrolio, con riduzione di utili per America e Russia. 

America e Russia sono, rispettivamente, il primo primo e il secondo Paese produttore di petrolio del mondo. Con la chiusura dello Stretto di Hormuz e la riduzione dell’offerta globale di petrolio americani e russi stanno guadagnando denaro a palate! Non a caso, un canale Telegram molto informato sulle guerre in corso nel mondo riporta una dichiarazione dello stesso Trump: “Gli Stati Uniti sono il più grande produttore di petrolio al mondo, quindi quando i prezzi salgono facciamo un sacco di soldi”.

Con lo Stretto di Hormuz chiuso l’Unione Europea ha meno petrolio, meno gas, prezzi di benzina e gasolio in crescita, prezzi dei fertilizzanti in crescita, prezzi dei prodotti alimentare in crescita. A quanto pare i governanti dei Paesi Ue e del Regno Unito sono contenti…

Quello che i vertici Ue e NATO non possono dire

Secondo paradosso: l’Unione Europea e gli altri Paesi occidentali, pur sapendo che la riapertura dello Stretto di Hormuz farebbe aumentare l’offerta globale di petrolio, non possono entrare in guerra contro l’Iran, sia perché non sono preparati alla guerra, sia perché non possono appoggiare Trump che sta sfasciando, pezzo dopo pezzo, il sistema economico e finanziario globalista mondiale.

Insomma, l’Unione Europea, venduta anima e corpo al globalismo economico, non può sfasciare se stessa. Non solo. Quello che gli ‘europeisti’ e i vertici della NATO (in questo caso senza la partecipazione USA) non possono dire è l’eventuale partecipazione dell’Unione Europea e, in generale, dei Paesi NATO alla guerra contro l’Iran sguarnirebbe completamente l’Ucraina di Volodymyr Zelesnkyj, che crollerebbe in meno di una settimana. Contemporaneamente, esporrebbe i Paesi UE e, in generale, i Paesi NATO ai bombardamenti dell’Iran, Paese armato fino ai denti, se è vero che l’ex Persia accumula armi da un ventennio e forse più.

Si stanno sottovalutando gli effetti negativi che il proseguimento della guerra nel Golfo Persico potrebbe provocare nei grandi Fondi di investimento e nel sistema bancario mondiale

Nell’articolo pubblicato da MediaOnOnline troverete altre considerazioni sulla crisi del sistema globalista che, fino ad ora, complice la guerra nel Golfo Persico, ha lambito i grandi Fondi di investimento, considerati fino ad oggi i ‘Nuovi padroni del mondo’. E anche qualche considerazione sulla crisi che il proseguimento della guerra nel Golfo potrebbe provocare nel sistema bancario mondiale.

Nell’articolo riprendo una tesi che porto avanti da quando Trump è entrato alla Casa Bianca: e cioè che lo stesso Trump e il presidente della Federazione Russa, Vladimir Putin, filano d’amore e d’accordo sulla guerra in Ucraina e anche sulla guerra nel Golfo Persico. A dimostrarlo sono gli effetti economici che stanno favorendo America e Russia.
Il ragionamento si allarga alle guerre che l’America di Trump ha scatenato anche in Sudamerica contro i ‘cartelli’ della droga.

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