Il vero scacco l’America di Donald Trump l’ha dato a cinesi e russi
La notizia della morte dell’Ayatollah Khamenei si era diffusa sabato in tarda mattinata. Notizia un po’ strana, perché a difesa del regie teocratico iraniano si sono schierati Cina e Russia. Che Xi Jinping e Vladimir Putin subissero uno scacco così pesante dall’America di Donald Trump era impensabile.
Invece sabato sera la tesi dell’uccisione della guida suprema dell’Iran ha preso piede ed è stata confermata dagli stessi iraniani. Oltre che una sconfitta per il mondo sciita, si tratta di una pesantissima sconfitta politica dei cinesi e dei russi. Non c’è bisogna di ricordare gli impegni solenni di questi due Paesi in favore del regime medievale di Teheran.
Non sappiamo se, rimasti senza guida, il regime religioso iraniano andrà avanti nella guerra con l’appoggio di Cina, Russia, Corea del Nord e via continuando. O se decideranno di passare la mano.
Un fatto è certo: l’Iran ha dimostrato di non essere il Venezuela, dove gli americani di Trump sono entrati ‘nel burro’. Gli iraniani hanno dato battaglia e hanno bombardato mezzo Medio Oriente.
Ma è fuor di dubbio che Cina e Russia hanno fatto una pessima figura. soprattutto dal punto di vista militare. A meno che ci siano cose rimaste nell’ombra che fino a questo momento non sono note. Però, a giudicare dal livore anti-americano manifestato sulla rete dai filo-cinesi e dai filo-russi, ebbene, la sconfitta militare, politica e, in una parola, geopolitica di Cina e Russia è cocente.
L’incoerenza del leader comunista cinese: appoggia il regime medievale iraniano e fa studiare la figlia nella facoltosa (e costosa) università americana di Harvard…
Forse Putin ha qualche giustificazione. La Russia è un Paese che rifiuta categoricamente il regime globalista: non a caso, in questo, è vicino al Trump, fiero avversario della globalizzazione economica e di tutte le scempiaggini meta-sessuali dei globalisti. Ma la Russia non è più un Paese comunista.
Diverso il discorso per la Cina, Paese comunista che ha usato e continua a usare la follia della globalizzazione come un ‘preservativo’: la usa e, quando non gli serve più, se ne sbarazza. Per tornare a utilizzare la globalizzazione se gli serve per esportare le proprie produzioni che, lo ricordiamo, sono sostenute dallo Stato.
I veri alleati dell’Iran sono sempre stati i cinesi di Xi Jinping. La Cina è Paese privo di petrolio e di gas. L’Iran, oltre a garantire il petrolio ai cinesi, rappresenta per i cinesi una postazione strategica sotto il profilo geopolitico. In questo scenario la Russia di Putin va a rimorchio, senza esigenze energetiche, dal momento che il Paese di Putin è invece è un Paese tra i primi al mondo per riserve di idrocarburi.
In conclusione, in questo passaggio storico Cina e Russia si sono imbarcati in una guerra di retroguardia culturale per giustificare i propri interessi geopolitici ed economici. Pessima, soprattutto, la figura di Xi Jinping che, per coerenza, non dovrebbe far studiare la figlia nella facoltosa e costosa università americana di Harvard: 500 mila dollari per cinque anni di studi…